VIRGINIA RAGGI

Muraro indagata, una pochade tra segreti e bugie come in un film di Woody Allen

Martedì 6 Settembre 2016 di Mario Ajello

ROMA Sembra un copione scritto da Woody Allen: «Segreti e bugie». O una commedia con Totò e Peppino, a colpi di tricchetracche dialettici, capriole verbali e nonsense, ma non si capisce bene (le parti sono intercambiabili) chi tra la Raggi e la Muraro interpreta la parte di De Curtis e chi indossa gli abiti di De Filippo. Di fatto, quello andato in scena ieri in commissione ecomafie s'è rivelato uno spettacolo di omissioni, di equivoci, di «sapevo» e «non sapevo», di «informai» e «non informai» (i vertici grillini), di distinguo acrobatici e di distinzioni sdrucciolevoli tra avviso di garanzia ed essere indagati. Che sono due cose diverse ma nel caso specifico non lo sono tanto. Visto che la Muraro, una volta appreso il 18 luglio di essere indagata, si premurò, come lei stessa ha ammesso, di nominare un nuovo avvocato che la potesse meglio difendere. Tutti sanno che questo passaggio rende superfluo mandare un avviso di garanzia perché essendo l'avviso a tutela dell'indagato, e necessario per svolgere atti istruttori alla presenza di un difensore, il pm non ha più ragione di inviarlo. Il mancato avviso, ormai inutile, alla Muraro è diventato adesso ad uso della coppia assessore-sindaco il cavallo di battaglia - visibilmente azzoppato - per una giostra verbale di autodifesa che ha uno scopo fin troppo scoperto. In una situazione di profonda difficoltà, dovrebbe servire a stemperare la gravità del merito della questione e del contesto politico in cui essa clamorosamente si inserisce.

Un precedente che risale alla Prima Repubblica al tramonto contribuisce a capire di più della commedia degli equivoci e degli slalom logici e verbali in cui ieri il tandem grillino si è esercitato. Un sindaco di una città del nord prima annunciò: «Se mi arriva un avviso di garanzia, mi dimetto». Nel frattempo andò a parlare con il pm e gli disse: signor procuratore, l'avviso quando me lo manda? Non glielo mando più - fu la risposta - perché le sto comunicando che lei è indagato e che deve scegliersi un difensore di sua fiducia. L'indomani, il sindaco andò nell'aula del consiglio comunale e annunciò con tono roboante e soddisfatto: siccome non riceverò un avviso di garanzia, vado avanti nel mio ruolo senza problemi.

Anche allora, si trattò di una messa in scena e di uno sfoggio di espedienti lessicali. Ma mai, e meno che mai nel caso macroscopico in corso a Roma e su cui sono puntati gli occhi dell'opinione pubblica italiana e straniera, si rivela sufficiente ed efficace il fumo espressivo (un po' di latinourm maccheronico non avrebbe giovato alla causa?) per diradare politicamente «Ombre e nebbia», altro titolo di Woody Allen. E per nascondere la morale della storia. Che è semplice: tutti sapevano tutto. Tranne i cittadini della Capitale.

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