Roma, piaga abusivi/L’operazione pulizia non più rinviabile

di Massimo Martinelli
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Giovedì 23 Novembre 2017, 00:05

Il primo mazzo di chiavi è stato restituito spontaneamente, o quasi. Non sono stati necessari ufficiali giudiziari. 

E neppure sono dovuti intervenire agenti in tenuta antisommossa né fabbri con le tronchesi per forzare lucchetti piazzati illegittimamente al portone di un immobile del Comune. Semplicemente, una signora benestante che viveva (quasi) a scrocco nel centro storico di Roma, a due passi da via dei Coronari, è stata messa davanti ad alcune evidenze. Ne ha preso atto e ne ha tratto le conseguenze del caso.

E allora, dopo aver assistito all’ondata di occupazioni illegali dei mesi scorsi e dopo aver ascoltato gli allarmi di magistrati e pubblici amministratori sui trenta milioni di euro persi (solo nel centro di Roma) per gli immobili comunali e regionali occupati senza titolo, questa vicenda suggerisce un paio di considerazioni.

La prima è che di fronte ad un fenomeno macro come quello di cui parliamo può funzionare anche l’approccio graduale: porta a risultati crescenti e amplifica un messaggio che per alcuni può suonare come un avvertimento: «Attenti, voi che guadagnate come un dirigente e abitate a sbafo nelle case che non vi spettano: non siete più invisibili».

Quindi ben venga l’indagine caso per caso, svolta incrociando il nome dell’inquilino sospetto con i dossier dell’agenzia delle Entrate e con gli archivi dell’Inps e dell’Anagrafe. Sono controlli che si possono fare seduti ad un tavolo con un tablet, una connessione internet e un paio di password per entrare nelle banche dati della pubblica amministrazione.

E quando si dispone di informazioni sul reddito annuo di una persona, sulla professione, sull’assenza di parentele che giustificano certi privilegi, è più facile ottenere collaborazione. Non solo dal diretto interessato, ma - si spera - anche dal vicino di casa, o dal conoscente, che si trova nella stessa condizione di irregolarità. Perché i “benestanti”, come l’intraprendente assessora di Roma ha definito gli inquilini abusivi nel mirino - spesso cercano di tutelare quell’immagine di rispettabilità che deriva dallo status sociale. E il rischio di vedersi scoperti con l’inevitabile corollario di pubblicità negativa, può spingerli a farsi avanti per uscire dall’illegalità.

La seconda considerazione che viene spontanea di fronte a questa pratica virtuosa messa in campo dal comune di Roma riguarda i tempi. Verrebbe da dire: «Era ora». Perché la lista degli immobili di pregio occupati abusivamente nel centro di Roma l’aveva fatta preparare già Francesco Paolo Tronca, il commissario prefettizio che ha traghettato la Capitale dall’epoca Marino alla nuova avventura cinquestelle. Fosse arrivata prima, l’idea di controllare quanto guadagnano e se hanno immobili di proprietà, gli ineffabili residenti di alloggi comunali, il macro-fenomeno del centro storico di Roma sarebbe dimezzato.

Infine, vale la pena di formulare un auspicio: esaurite le verifiche sul centro di Roma, si passi rapidamente agli altri municipi della Capitale. E si estendano i controlli a tutti i palazzi occupati. Perchè anche lì, come hanno documentato numerose inchieste giornalistiche, vivono famiglie che ostentano tenori di vita molto al di sopra di quella soglia di povertà che viene sbandierata come improbabile alibi per commettere ogni tipo di abuso.
 
Siamo sicuri che anche in quei palazzi l’effetto deterrente di un’azione amministrativa mirata, come quella che ha convinto la signora di via dei Coronari a sloggiare, avrebbe più effetti di uno sgombero con i blindati della polizia come è avvenuto in via Curtatone la scorsa estate.

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