Roma, pecore giardiniere al debutto, la giunta: si parte dai parchi d’Aguzzano e degli Acquedotti

Domenica 14 Ottobre 2018 di Lorenzo De Cicco
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«Lo hanno fatto pure al Louvre!», ribattono i grillini romani davanti alle obiezioni degli scettici, che per numero, al momento, sovrastano gli entusiasti. In effetti al museo francese, era il 2013, venne in mente di ingaggiare due caprette per sfrondare i prati del Jardin des Tuileries, meraviglia arborea a incastri del XVII secolo. La trovata, bohémienne per non dire bislacca, sorprendentemente piacque e in qualche modo funzionò, tanto che a stretto giro di posta l’amministrazione di Parigi fece altrettanto e su più larga scala, arruolando un plotone di pecore nane della Bretagna come manutentrici dei parchi pubblici.

Del resto gli addetti allo sfalcio del Comune potevano lavorare al massimo 35 ore la settimana, mentre le pecorelle brucavano da mattina a sera. Pure a Berlino si è tentato un esperimento simile. Ora, a quanto pare, ci prova Roma, la città più verde d’Europa, con 44 milioni di metri quadri di giardini, ville storiche e aiuole di ogni risma. Un patrimonio malridotto, che assomiglia sempre più a una giungla, considerando che di giardinieri pubblici - s’intende umani, non ovini - ne sono rimasti pochissimi, un centinaio appena, dopo i tagli al personale assestati negli ultimi due lustri.

Arrivano le pecore, allora, anche perché col famigerato blocco del turnover gli addetti del Servizio Giardini possono essere reclutati con il contagocce (una cinquantina gli assunti nell’ultimo anno). Virginia Raggi aveva parlato del bestiame tosa-erba a maggio e a molti sembrò una boutade. Invece no. Si fa sul serio. I tecnici comunali, da quanto trapela, hanno già iniziato ad esaminare una lista di otto parchi e i primi due hanno appena ottenuto il via libera. La sperimentazione partirà da qui: si tratta del parco d’Aguzzano nel IV Municipio, oltre 133mila metri quadri che verranno destinati al pascolo, e del parco degli Acquedotti, municipio VII, 103mila metri quadri.

«CARENZA DI PERSONALE»
Il progetto è stato affidato a Pinuccia Montanari, assessora all’Ambiente di Roma, con esperienze pregresse a Reggio Emilia e a Genova, fedelissima di Beppe Grillo. «Con la carenza di risorse e di personale abbiamo cercato di trovare tutte le soluzioni possibili - ha spiegato più volte l’assessora - L’idea di utilizzare le pecore per tagliare l’erba è stata già sperimentata altrove e ha funzionato molto bene. Per questo vogliamo portare l’esperimento in altre zone di verde molto estese considerando che Roma è uno dei territori più vasti d’Europa con milioni di metri quadrati da gestire». Qualche tempo fa Montanari ha parlato della possibilità di ingaggiare pure le mucche, «dove l’erba è particolarmente alta». Si vedrà.

Per ora si parte con gli ovini, nelle due riserve approvate dai tecnici del dipartimento Ambiente, una tra San Basilio e Pietralata, l’altra tra il Quadraro e Cinecittà. Poi la lista dovrebbe allungarsi, andando a comprendere anche zone più centrali dell’Urbe - non nei giardini storici però, Villa Borghese sarà risparmiata.

Del resto a Roma ci sono 18 milioni di metri quadri di verde da destinare al pascolo, spazio ce n’è. Quanto agli animali, prima dell’estate la giunta 5 Stelle ha siglato un patto con la Coldiretti, proprietaria di 50mila pecore che sposò «entusiasta» il progetto. L’opposizione invece ironizzò: «Raggi ama profondamente gli animali - il commento del Pd - difatti ha riempito la città di ratti, gabbiani e cinghiali, ora qualche pecorella completerà lo zoo pentastellato». Ma la sindaca ha tirato dritto, convinta che con questa mossa sia possibile «valorizzare una delle funzioni importanti di questa città, che è quella agricola. Dobbiamo recuperare questa funzione e lo facciamo con una serie di iniziative che contemplano la cura delle aree verdi e agricole di campagna». Ora si cercano pastori. Ultimo aggiornamento: 13:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA