Roma, Sos roghi: ecco la mappa delle zone a rischio da Ostia a Ponte Galeria

Venerdì 31 Agosto 2018 di Lorenzo De Cicco
Roma, Sos roghi: ecco la mappa delle zone a rischio da Ostia a Ponte Galeria

Non sono solo i bus dell'Atac a prendere fuoco. Per la Capitale è stata un'altra estate calda, con incendi in sequenza dall'Infernetto alla Magliana, da Dragona al Divino Amore. Scene che ricordano quelle che si erano viste l'anno passato, fatta eccezione per la spaventosa nube nera che sorvolò Pomezia, un remake così, per fortuna, non c'è stato. Per mettere un freno alla deriva incandescente della bella stagione nell'Urbe, il Campidoglio ora è pronto a investimenti massicci.

La giunta grillina di Virginia Raggi, a inizio estate, ha affidato a un pool di esperti il compito di localizzare le zone più a rischio, per capire dove e come intervenire. Gli esperti si sono concentrati sul polmone verde che si allunga da Ponte Galeria fino a Castel Fusano e poi, risalendo sulla costa, ancora fino a Focene e Passoscuro, tanto che l'operazione è stata messa a punto insieme al comune di Fiumicino.

Dopo mesi di lavoro, i tecnici hanno spedito a Palazzo Senatorio il rapporto finale, 186 pagine sul pericolo roghi in questa fetta di Roma e provincia. Oggi Il Messaggero è in grado di svelare la mappa delle zone «rosse», quelle ad alto pericolo di incendi a livello locale. Sulla carta è segnata un'area boschiva intorno a Ponte Galeria, una porzione importante della pineta di Castel Fusano, uno spicchio di Ostia, diverse aree tra Focene, Passoscuro e Fiumicino, una vasta area nella riserva di Macchiagrande e del Quarticciolo. «La maggior parte della Riserva del litorale romano - si legge nel dossier - ricade in un'area a rischio medio, mentre il rischio alto riguarda le aree boscate litoranee».

Anche se il periodo che gli esperti considerano «più a rischio», luglio e agosto, è ormai alle battute finali, la «stagione di incendio», come viene definita, non è terminata. Andrà avanti per tutto settembre, c'è scritto nel report.

LE CAUSE
A far divampare le fiamme è quasi sempre la mano dell'uomo, spiegano gli esperti comunali. Anche se per oltre il 55% dei roghi le cause rimangono sconosciute, nei casi accertati si tratta di episodi «dolosi, di innesco da bordo strada, di cause colpose o di innesco per fuochi pirotecnici o petardi». Insomma, se le fiamme divampano è perché qualcuno, volente o no, ha acceso una miccia. Tocca quindi prendere con le molle chi parla troppo spesso di «fattori naturali».

Quasi sempre gli incendi boschivi «hanno un'origine antropica in diretta dipendenza da comportamenti sociali, che possono essere volontari o involontari», si legge nella relazione. E dato che è «pressoché impossibile prevedere tempi e luoghi dell'innesco, l'unica possibilità di previsione riguarda le condizioni più favorevoli alla propagazione». Ecco perché nelle zone classificate ad «alto pericolo» ora interverrà il Campidoglio, sulla scorta delle indicazioni ricevute dai tecnici. Si punterà a «contenere i focolai nel modo più rapido ed efficiente possibile», per scongiurare «lo sviluppo di fronti di fiamma che, se non prontamente fermati, possono in molte occasioni assumere i caratteri di incontrollabilità».

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 22:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA