Approvato il bilancio 2013, Roma evita il default
I consiglieri M5S lasciano l'aula prima del voto

Sabato 7 Dicembre 2013
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Il consiglio comunale di Roma, dopo una maratona durata poco più di due settimane, ha approvato il bilancio 2013. La capitale è salva dal default. Lo spettro del commissariamento è stato definitivamente allontanato dal Campidoglio anche se gran parte dell'opposizione di centrodestra - Ncd, Forza Italia e l'ex sindaco Gianni Alemanno - annuncia di aver presentato un ricorso al Tar e denuncia «una montagna di irregolarità alta come l'Everest». L'ok dall'aula Giulio Cesare è arrivato poco prima di mezzanotte. La manovra di 6,5 miliardi di euro è stata approvata con 29 voti favorevoli, 16 contrari e un astenuto. «Dopo oltre un anno Roma ha il suo bilancio di previsione - commenta il sindaco di Roma Ignazio Marino - Da oggi possiamo finalmente programmare le scelte future di questa città». L'approvazione era prevista in nottata ma la votazione è stata "accelerata" dall'assenza di tutti gli esponenti del Movimento 5 Stelle durante la discussione degli emendamenti da loro presentati. La loro assenza ne ha causato la decadenza.



«Come da regolamento - spiegano i capigruppo della maggioranza in Campidoglio - il presidente dell'Aula ha dichiarato la decadenza di tutti gli emendamenti del M5s i cui rappresentanti hanno irresponsabilmente lasciato in massa l'aula poco prima del voto». «Per andare a mangiare una pizza - commenta Marco Pomarici del Ncd - i consiglieri del M5s hanno fatto decadere i loro 35 emendamenti. Se questo è modo di fare opposizione al sindaco Marino è davvero ridicolo. Ancora una volta la stampella della maggioranza si è dimostrata tale».



Oggi pomeriggio era arrivato intanto l'ok della giunta capitolina al maxi-emendamento al bilancio. Un documento "killer" che ha fatto "decadere" tutti gli emendamenti presentati in consiglio comunale dalle opposizioni, circa 38mila. «L'assessore al bilancio Morgante - spiega il primo cittadino - ha accolto quelle indicazioni delle opposizioni di aumentare le disponibilità in alcuni settori strategici. Credo sia stato saggio accogliere questi suggerimenti derivati dal dibattito in assemblea capitolina». Il maxi-emendamento, infatti, raccoglie modifiche alla manovra e prevede spostamenti di alcuni capitoli di spesa: vengono dati 50mila euro per ogni Municipio, da destinarsi esclusivamente alla manutenzione stradale, centomila alla Protezione Civile e altri 100mila alla manutenzione di alberi e verde. Per un totale di quasi un milione di euro.



Dal Campidoglio fanno sapere che tutti i soldi sono vincolati ad opere di messa in sicurezza e quindi si esclude che nel maxi-emendamento possa essere stata inserita la "manovrina d'aula", denunciata negli scorsi giorni dal consigliere comunale radicale Riccardo Magi (Lista Marino) che ha parlato della possibilità di un accordo per chiudere il bilancio tra maggioranza e opposizione che prevedeva 'obolì ai consiglieri. «Assolutamente nessuna manovrina d'aula, sono tutte fantasie, basta guardare il testo» commenta Marino mentre il capogruppo del Pd in Campidoglio Francesco D'Ausilio chiosa: «La realtà fa giustizia di una polemica scritta sull'acqua». Intanto l'opposizione ricorre al Tar: «Solo un commissario può mettere le cose a posto - dice l'ex vicesindaco di Roma Sveva Belviso (Ncd) - e dare alla Capitale d'Italia nuovo respiro e nuovo sviluppo. Confidiamo nei magistrati amministrativi, cui abbiamo doverosamente sottoposto una montagna di irregolarità nelle procedure per l'approvazione del Bilancio. Una montagna di irregolarità alta come l'Everest». La richiesta formale al Tar è di sospendere prima e poi annullare in sede di giudizio di merito (è chiesto anche un intervento immediato e urgente del Tar in composizione monocratica) la convocazione dell'Assemblea per la votazione e l'approvazione delle delibere propedeutiche all'approvazione del Bilancio, la dichiarazione di inammissibilità di tanti emendamenti, nonchè la proroga di venti giorni concessa dal Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro per l'approvazione della manovra. C'è poi un altro nodo per il Campidoglio: le voci di un imminente rimpasto della giunta Marino. C'è chi mormora che possa avvenire subito dopo l'approvazione in aula del bilancio ma molto probabilmente, se dovrà accadere, se ne parlerà dopo Natale quando potrebbero farsi più insistenti le pressioni da parte del Pd. Due gli assessori le cui 'testè i bookmaker della politica danno ormai come vicine a saltare: Rita Cutini (Politiche Sociali) e Flavia Barca (Cultura). Ma i democrat, secondo quanto si apprende, punterebbero esclusivamente all'assessorato al Bilancio, posto chiave nel governo del Campidoglio e della città che, secondo alcuni, potrebbe essere lasciato da Daniela Morgante. Ma dal Campidoglio si affrettano a smentire tutte le ipotesi: Marino è intenzionato ad andare avanti con la sua squadra.




Le reazioni «Roma oggi ha iniziato a mettere ordine ai propri conti. La responsabilità finalmente ha prevalso. Ringrazio il personale capitolino, i consiglieri comunali e la stampa presente in aula sottoposti in queste ore ad un vero "tour de force". Esprimo inoltre soddisfazione per l'eccellente lavoro fatto dall'aula. Ora ci aspetta la sfida del 2014, sono fiducioso che nelle prossime settimane si possa iniziare senza pausa l'attività per dare alla capitale un vero bilancio di previsione al fine di invertire il declino cui è stata condotta la nostra città. Ora è necessario programmare un lavoro in grado di far uscire la città dalla peggiore crisi economica dal dopoguerra». Così il presidente dell'assemblea capitolina, Mirko Coratti, subito dopo l'approvazione del bilancio.



«Non abbiamo partecipato al voto di un bilancio che è la perfetta sintesi della catastrofica abbinata Alemanno-Marino. Nei prossimi giorni presenteremo ricorso perché solo i tribunali potranno ripristinare la democrazia e la legalità persa in Aula Giulio Cesare». Lo afferma in una nota Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini in Campidoglio. «Questo bilancio - aggiunge Onorato - svela le false promesse fatte in campagna elettorale da Marino. Non c'è tutela dei più deboli che pagheranno i tagli drastici ai servizi sociali. Per non parlare dei municipi, che vedono le loro risorse praticamente azzerate alla faccia del decentramento e della tanto sbandierata centralità dei territori. Dopo l'immobilismo dei primi sei mesi - conclude Onorato - questa manovra conferma l'inadeguatezza di Marino, che non è assolutamente in grado di affrontare i problemi della città». Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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