ROMA

Raggi resta ma sacrifica Romeo e declassa Frongia. Grillo: commessi errori, ora si cambia

Sabato 17 Dicembre 2016 di Mauro Evangelisti
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Raggi

ROMA La Raggi all'angolo, smantella il suo cerchio magico già amputato con l'arresto di Marra. Manda via il potente capo delle segreteria Salvatore Romeo, ma salva Daniele Frongia, che resta in giunta, ma non da vicesindaco. La sindaca però non si fa commissariare: rifiuta di affidare quel ruolo chiave a un lombardiano, De Vito o Ferrara, perché sarebbe un commissariamento, e propone di promuovere Massimo Colomban, attuale assessore alle Partecipate e uomo di Casaleggio. E' l'epilogo della giornata più drammatica per il Movimento 5 Stelle, in cui è andato in scena l'imprevedibile: lo scontro tra Grillo e Casaleggio Jr, con il comico genovese che a fine serata si arrende e alle 21.45 scrive sul blog: «Barra a dritta e avanti tutta». È proprio quello che voleva il figlio di Gianroberto. Scrive Grillo: «Roma va avanti con Virginia Raggi sindaco del Movimento 5 Stelle. Sono stati fatti degli errori che Virginia ha riconosciuto: si è fidata delle persone più sbagliate del mondo. Da oggi si cambia marcia. Bisogna riparare agli errori fatti per fugare ogni dubbio». Ma cosa cambia? Tutti gli atti firmati «dalle persone sbagliate», saranno riesaminati o annullati, «combatteremo con le unghie e con i denti perché Roma cambi, ma in un ambiente così corrotto e marcio dobbiamo aspettarci di tutto».

IL CODICE
Grillo implicitamente spiega cosa fare anche in caso di avviso di garanzia alla Raggi: «Definiremo un codice etico che regola il comportamento degli eletti del Movimento 5 Stelle in caso di procedimenti giudiziari. Ci stanno combattendo con tutte le armi comprese le denunce facili. Nessuno pensi di poterci fermare così. Mettiamo la barra a dritta e avanti tutta».

Vicino al post di Grillo, quello della Raggi: «Dopo un confronto con il garante Beppe Grillo abbiamo stabilito di dare un segno di cambiamento. Daniele Frongia ha deciso di rinunciare al ruolo di vicesindaco mantenendo le deleghe alle Politiche giovanili e allo Sport. Salvatore Romeo ha deciso di dimettersi dall'incarico di capo della Segreteria politica. Al contempo a breve avvieremo una nuova due diligence su tutti gli atti già varati». Morale: la Raggi è salva.

DALL'ALBA AL TRAMONTO
Ma come si è arrivati a questo epilogo? Partiamo da due immagini: Beppe Grillo lascia l'hotel romano all'alba. Dopo il tormentato vertice notturno con i parlamentari su come uscire dalle sabbie mobili giudiziarie, tutti danno per scontato che presto sarà pubblicato il post durissimo con cui Grillo toglierà il simbolo alla sindaca di Roma. Game over? No. Lo scopriremo quindici ore dopo: Virginia Raggi esce da Palazzo Valentini, sede della Città metropolitana dove si è rintanata insieme al gruppo consigliare per tutto il pomeriggio. Se ne va sul sedile posteriore dell'auto di servizio del Comune, guidata dalla scorta. Sono lontani i tempi in cui andava in Campidoglio con il Tweezy (veicoli a due posti elettrico) guidato da Frongia. Sì, proprio lui è stato declassato: paga il suo rapporto solido con Marra e non sarà più vicesindaco, ma comunque è salvo, perché resta in giunta. Per i duri e puri che chiedevano un azzeramento del cerchio magico non c'è il risultato pieno.

NELLA NOTTE
Come è riuscita Virginia Raggi a evitare la scomunica e a respingere l'assalto dei lombardiani? La risposta è in una telefonata notturna di Davide Casaleggio che, su suggerimento anche di Casalino, fa una proposta alla Raggi per evitare l'umiliazione del post di scomunica sul blog e la sfiducia in aula: rimuovi Romeo da capo segreteria, Frongia esce dalla giunta, accetti che gli avvocati del movimento controllino ogni tuo atto, rinunci a richiamare l'indagata Paola Muraro come assessore ai Rifiuti. Sembra un commissariamento, ma è anche un salvagente al quale la Raggi si aggrappa. Accetta tutto il pacchetto, ma non di scaricareFrongia. Capisce che Casaleggio e Casalino sono gli unici che possono aiutarla. Grillo s'innervosisce. L'ala lombardiana gli ha spiegato che la bufera giudiziaria è all'inizio, che soluzioni di compromesso potrebbero travolgere il movimento quando usciranno nuove intercettazioni. Ma Casaleggio ha deciso che Roma non può cadere. Virginia Raggi, galvanizzata, rilancia: né De Vito (oggi presidente del Consiglio comunale), né Ferrara (capogruppo) possono diventare vicesindaco-commissario. Sono vicini a Roberta Lombardi, colei che ben prima dell'inchiesta denunciò: «Marra è il virus che ha infettato il Movimento». La Raggi fa sponda con Casaleggio e indica come possibile vicesindaco proprio un assessore da lui mandato, l'imprenditore trevigiano Massimo Colomban.

Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre, 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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