RAGGI

Raggi, sì a nuovi debiti per sbloccare i cantieri, scontro in giunta su Ama

Sabato 17 Novembre 2018 di Lorenzo De Cicco
È una manovra «espansiva», dicono in Campidoglio. Si allargano i cordoni della borsa comunale, anche ricorrendo in modo massiccio a nuovi debiti, pur di sbloccare i cantieri di cui la città ha bisogno. «È il momento dello sprint per cambiare Roma nei prossimi tre anni», ha detto Virginia Raggi ieri notte, quando in giunta è approdato il bilancio di previsione 2019-2021, il documento che in sostanza fissa gli investimenti da qui alla fine del mandato del M5S in Campidoglio.

La filosofia della manovra è molto grillina. E ricalca, in parte, quanto fatto al governo nazionale da Di Maio & co, con lo sforamento del deficit. Solo che qui, rimarca un pentastellato di peso, si è deciso di finanziare gli investimenti. Nel prossimo triennio la giunta mette sul piatto 1 miliardo e 120 milioni, di cui 722 milioni solo per il 2019. Nel complesso, è oltre il doppio di quanto si prevedeva nel documento 2018-2020, quando erano stati stanziati 557 milioni.

Da dove arrivano i soldi? In buona parte da «nuovi mutui». All'incirca 300 milioni di euro. Cifra che potrebbe essere rivista al ribasso, nei prossimi mesi, se ci saranno avanzi di cassa o se arrivassero nuovi fondi dal governo. Per il momento si va avanti così. Nel dettaglio: del miliardo e cento, circa 490 milioni saranno dedicati al comparto trasporti, come per l'acquisto di nuovi bus (30 milioni nel 2019 e 99 nel 2020), il resto per la manutenzione straordinaria delle metro A e B. Oltre 310 milioni finanzieranno lo sviluppo di strade, ponti e scuole. Circa 60 milioni andranno ai municipi. Solo alla voce buche, nel 2019 sono previsti 130 milioni di euro, tra manutenzione straordinaria della grande viabilità (55 milioni), ordinaria (50 milioni) e la piccola viabilità (30 milioni).

ADDIO «FONDO RISCHI»
La manovra è stata discussa ieri notte, mentre proseguiva in giunta lo scontro sul rendiconto dell'Ama. L'assessore alle finanze, Gianni Lemmetti, continua a non voler riconoscere 18 milioni che la partecipata ha messo a bilancio; l'assessore all'Ambiente, Pinuccia Montanari, difende ostinatamente quanto scritto dall'ad Lorenzo Bagnacani. La soluzione non sembra dietro l'angolo, nonostante Raggi sia ormai seccata dal braccio di ferro che paralizza le assunzioni (ma ieri l'impasse dovrebbe essere stata superata, con una delibera ad hoc). Per il resto, svanisce l'ipotesi di rimandare la querelle, inserendo i crediti contestati in un fondo riserva, che potrebbe esistere solo se «supportato da idonea documentazione» (che a oggi non c'è), come ha scritto in un documento interno il Collegio sindacale dell'azienda. Resta l'impasse.

IL RAPPORTO DI BAGNACANI
Dal lavoro compiuto dagli uffici comunali, su input di Raggi, ancora non sarebbero emersi elementi «inequivocabili» di natura contabile in grado di smentire le richieste di Ama, mentre il Collegio è tornato a chiedere un intervento del Campidoglio per garantire Ama verso le banche. Serve «una lettera di patronage» per assicurare la «continuità finanziaria» fino a quando verrà scritto il nuovo bilancio. Ma Lemmetti non ci sta. E Bagnacani a questo punto starebbe preparando un dossier che ripercorre quanto accaduto dall'approvazione del bilancio in Cda ai sette mesi successivi, che di fatto ha visto il Comune disertare quasi sempre l'assemblea dei soci.
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