Gazebarie tra voti doppi e schede cestinate: «Votano anche quelli di sinistra». E' polemica

Gazebarie tra voti doppi e schede cestinate: «Votano anche quelli di sinistra». E' polemica
di Lorenzo De Cicco
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Lunedì 14 Marzo 2016, 08:17 - Ultimo aggiornamento: 08:41

A piazza della Balduina, Roma Nord, ex feudo nero che alle ultime elezioni si è riscoperto renziano, il banchetto è stato piazzato proprio accanto alla grande chiesa di San Pio X. E così, appena finita la messa, gli scrutatori delle gazebarie di centrodestra hanno gioco facile a intercettare i parrocchiani che sbucano dal sagrato. «Posizione strategica», sogghigna uno dei responsabili del seggio, Fulvio Accorinti, dirigente locale di Fratelli d'Italia che ha «affiancato», spiega, i militanti forzisti.

«D'altronde il dato vero di questa consultazione, quello che tutti guarderanno - spiega - è quello dell'affluenza». Perché è ovvio che nella stragrande maggioranza dei casi, chi è andato a votare, alla fine ha scelto Bertolaso, l'unico nome sulla scheda. E allora, bisogna fare numero. Al gazebo di viale dei Monfortani, Torrevecchia, hanno fatto votare anche «quelli di sinistra». Hanno votato per il No, «ma li abbiamo fatti partecipare lo stesso. Perfino alcuni leghisti si sono fatti vedere», spiega uno scrutatore. Vale tutto, insomma. Pure quegli immigrati contro i quali si era alzato, anche da destra, un polverone di polemiche durante le primarie del Pd.

GLI IMMIGRATI
Nel seggio di piazza Pio XI, uno straniero è stato anche pizzicato dalla macchina fotografica di un passante mentre mette la X sulla scheda. Chi presidia il seggio non fa nessuna resistenza, anzi. Lo scatto viene anche pubblicato sul profilo Facebook del Coordinamento romano di Forza Italia. A piazza Celio Rufo Sabino, zona Tuscolano, uno scatolone di schede invece è stato ritrovato, poche ore dopo la chiusura del seggio, accanto a un cassonetto dell'immondizia. A scoprirlo sono stati i cittadini del comitato di quartiere Morena, che hanno trovato in cima una pila di fogli in cui, peraltro, il nome di Bertolaso era sto bocciato con un secco «No».
 
A soffiare sulle polemiche è soprattutto la Lega, appena dal comitato di Bertolaso arrivano le prime stime sull'affluenza, sopra i 45mila votanti. «Sono numeri dopati», dice Claudia Bellocchi, coordinatrice romana del Carroccio. «Altro che folla, ai gazebo c'erano le solite vecchie facce e un po' di truppe cammellate. La verità è che ai romani Bertolaso non piace». C'è anche chi si è messo a fare di calcolo, come Luciano Ciocchetti, coordinatore del Lazio dei Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto: «Se i dati dichiarati da Bertolaso fossero veri, vorrebbe dire che c'è stato un voto al minuto. Credo che qualcuno voglia proprio prendere per i fondelli i romani».

C'è da dire che i controlli non sono stati dei più rigidi, ai banchetti azzurri. Con il timore che alla fine qualcuno (magari qualche «infiltrato di Salvini») riuscisse a dimostrare di avere votato più volte. «Chiediamo solo la carta d'identità, non la tessera elettorale», spiegavano al seggio di viale Sirtori, zona Portuense, dove ieri mattina è spuntato pure Berlusconi, che sabato aveva visitato i gazebo del centro storico. «Non potevamo mica controllare tutto e tutti», dice Davide Bordoni, coordinatore romano di Forza Italia e mente logistica di queste gazebarie. «Anche ai seggi veri possono esserci irregolarità, figuriamoci in questo tipo di consultazioni. È ovvio che se qualcuno ha voluto farsi il tour dei seggi per fare polemica ci è riuscito. Ma alla fine contano i risultati: decine di migliaia di votanti, un bel test anche organizzativo, non era facile preparare 63 banchetti in una settimana». Anche Renato Brunetta, nella sede del comitato di Bertolaso a via di Torre Rossa, prova a smussare la disputa: «Non potevamo mica prendere le impronte dei votanti con l'inchiostro. L'importante era l'affluenza, che è stata straordinaria».

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