Rieti, Cim: ultime due giornate di gara,
il principe del volo Roland Zaccour
presenza costante al Ciuffelli

Venerdì 10 Agosto 2018 di Giacomo Cavoli
 Roland Zaccour

RIETI - Pochi giorni fa, in una delle rare giornate di bel tempo che Rieti quest'anno ha concesso con il contagocce alla Coppa Internazionale del Mediterraneo, Roland Zaccour è intervenuto con una domanda, una richiesta di chiarimento posta alla fine del consueto briefing meteo del mattino che precede i decolli. Forse anche puntigliosa, a giudicare dalla risposta divertita del direttore di gara Aldo Cernezzi, ma se formulata da Zaccour senza'altro non superflua.
 

Dietro le lenti tonde dell'ingegnere informatico che parla cinque lingue e che negli anni '70 abbandonò il natio Libano sull'orlo della guerra civile senza mai più farvi ritorno, c'è però una delle personalità più diplomatiche, pacate e apprezzate del volo a vela italiano, che Leonardo Brigliadori già a partire dal 2004 avrebbe voluto stabilmente come team captain della squadra azzurra, un ruolo che, negli anni, soltanto il rallentare degli impegni di lavoro ha permesso a Roland di recuperare, da quella sua prima e ultima esperienza ai campionati europei della Lituania, quattordici anni fa.
 

IL PRINCIPIO DEL VOLO

Difficile trovare una lista partecipanti di Rieti dove Roland sia assente. Bisognerebbe scandagliare archivi fino alla metà degli anni Novanta, quando, dopo le puntuali soste in ogni aeroporto della Germania durante le trasferte familiari, si decise a conseguire il brevetto di volo a vela. Ma non prima di un decollo di prova - che tutti gli invidiavano - in compagnia di Leonardo Brigliadori, sull'onda lunga della vittoria di Leo ai Mondiali di Rieti '85: «Quella per il volo è una passione che non ho mai saputo spiegarmi - si domanda Roland - In famiglia, nessuno dei miei parenti ha mai volato, ma a cinque anni, quando mi trovavo in un aeroporto, non volevo più andare via. Ero affascinato dal principio del volo, di come cose così pesanti riuscissero a stare in aria».
 

Poi in aria è riuscito a starci anche lui, quando Rieti - come oggi, nonostante le piogge di troppo - era un must, la Mecca non da visitare una volta nella vita, ma almeno una volta l'anno: «Fresco di brevetto, è qui che feci il mio primo fuoricampo, atterrando in un prato a Ferentillo- ricorda Roland - Ma per me, non riuscire a tornare all'aeroporto era una cosa abbastanza normale, perché nella cultura tedesca un inconveniente del genere viene considerato come momento di crescita, mentre la cultura italiana tende a trasformarlo in una sconfitta, pur con tutte le dovute precauzioni del caso».  
 

LA VITA DA TEAM CAPTAIN

Nel frattempo che non bucava una sola Coppa del Mediterraneo, per Roland arrivò anche l'opportunità dei campionati europei in Lituania, nel 2004, chiamato da Brigliadori: «Insieme a Leo avevamo messo un'organizzazione importante della squadra e lui voleva che già dal quel momento io divenissi team captain degli azzurri - racconta - Brigliadori d'altronde preferiva la gestione dell'aspetto sportivo della gara, mentre il team captain è una cerniera fra le esigenze degli organizzatori dell'evento e quelle dei piloti della propria squadra. Con Brigliadori si discuteva di tutto, fu un periodo molto stimolante, che mi portò fino alla macchina operativa dei pre-mondiali di Rieti 2007. L'anno successivo, però, gli impegni di lavoro mi impedirono di lavorare alla gestione del Mondiale al Ciuffelli».  
 

Ripensando la gerarchia degli impegni lavorativi, Roland è tornato ad avere il titolo di team captain degli azzurri, in occasione della trasferta ad Ostrow Wielkopolski, in Polonia, nel luglio scorso: «Non ho idea di quanto durerà questa esperienza - commenta - Però in Polonia i nostri ragazzi hanno sofferto i frequentissimi cambiamenti delle condizioni meteo, quindi sarà necessario lavorare soprattutto su questo e sulla loro capacità di affrontare voli di pianura, come possono essere quelli polacchi. Ma da ciò che ho potuto osservare in questi giorni, c'è un netto cambio di passo fra i nostri azzurri e i campioni del mondo di qualsiasi nazionalità: gli altri impostano nel corso del tempo una determinata strategia che poi li porterà al successo in gara. Perciò anche l'Italia deve iniziare a lavorare con più puntualità e progettazione».
 

LA STRATEGIA PER LA NAZIONALE

Per stimolare il cambio di passo, per Roland sono sufficienti anche i percorsi di volo assegnati ogni giorno dalla direzione gara ai poco meno quaranta protagonisti della Cim: «Sono molto contento di quello che stanno facendo Aldo Cernezzi ed Ezio Sarti, insieme rappresentano un'accoppiata fantastica. Vengo a Rieti con la mente tranquilla perché so' che ciò che fanno è tutto razionale, attraverso temi di gara non banali e non facili, ma inseriti nell'ambito del fattibile per quella giornata. Quest'anno con la meteo è andata così - conclude Roland - ma i percorsi assegnati ci hanno portato a volare molto in pianura, nonostante qui a Rieti ci siano anche gli specialisti dei costoni in grado di volare ad occhi chiusi. Però i nuovi temi di gara hanno costretto tutti a ricominciare a pensare il volo. Ed è proprio ciò che bisogna fare per poter immaginare nuove strategie della nazionale italiana: iniziare di nuovo a fare dei passi in avanti, cominciare nuovamente a pensare al volo».

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