CORONAVIRUS

Rieti, la Cim ai tempi del Covid, ecco com'è cambiata la vita dei volovelisti al Ciuffelli

Sabato 8 Agosto 2020 di Giacomo Cavoli
RIETI - Che non sarebbe stata la canonica estate del Ciuffelli era evidente già dai preparativi messi in campo qualora le competizioni estive avessero ricevuto il via libera dall’ordinanza regionale. Niente più briefing meteo del mattino sotto la tensostruttura pensata per i Mondiali 2008 e, di conseguenza, niente più area ristoro al suo interno, quella che aveva ormai soppiantato il melanconico ricordo del ristorante lasciato in stato d’abbandono, dove consumare la colazione tra un task di gara e una chiacchiera o le cene delle premiazioni di gara; un luogo così brulicante di vita ad ogni ora del giorno da essere in grado di estraniarsi alla conformante e religiosa solitudine del Ciuffelli.

Poi, alla fine, tutto ha ricevuto conferma. Coppa Internazionale del Mediterraneo e Coppa Città di Rieti in scena, secondi e penultimi appuntamenti italiani nell’anno massacrato dal Covid che, con le sue perniciose norme di distanziamento fisico, è riuscito a mutare anche la scarna geografia sociale del microcosmo che ogni estate prende vita a via Rosatelli.

I timori dei volovelisti

Le avvisaglie – più che gli avvisi – non hanno tardato a manifestarsi. E già durante i mesi della quarantena - quando la parola d’ordine era attendere il futuro, per provare a sbirciare nello spiraglio di un possibile via libera - le due paure più grandi del volo silenzioso sono venute subito a galla: quella, naturale quanto l’istinto di conservazione, di prevenire ogni possibile forma di contatto diretto tra tutti coloro impegnati nelle competizioni e la seconda, più strisciante, dell’immagine del volo a vela lesa da un focolaio interno al Ciuffelli che rischiasse di far scattare la caccia all’untore da parte della città.

A riassumerle, ci ha pensato infine il bollettino diramato insieme alle provvisorie liste di iscrizione alla gara: «Gli organizzatori delle gare di volo a vela a Rieti si sono ispirati ad un principio di precauzione informata – recitava il comunicato - Riteniamo che sia un nostro irrinunciabile dovere ed obbligo, in favore della comunità locale, degli operatori dei bar e dei ristoranti, delle istituzioni sanitarie nazionali e dei loro operatori, per il bene dell'economia italiana nel suo complesso, garantire che vengano osservate tutte le possibili azioni preventive. Un secondo obiettivo è la salvaguardia della reputazione e della cultura della sicurezza dei club di volo a vela locali e delle loro eccellenti relazioni con la popolazione».

La vita al Ciuffelli ai tempi del Covid

Inutile negare che il timore di un’immagine lesa dal rischio di un focolaio attivatosi dentro il Ciuffelli sia rafforzato dalla provenienza dal nord Italia della maggior parte dei piloti: «Siamo consapevoli che la maggior parte di noi proviene dalle regioni più colpite – racconta il direttore di gara della Coppa Internazionale, Aldo Cernezzi - Nella comunità italiana del volo ci sono stati almeno tre casi molto gravi, ricoverati durante la quarantena e che si trovano ancora sotto cure mediche, oltre ad aver dovuto registrare anche il decesso di un trainatore che spesso era stato ospite al Ciuffelli. Ci sono stati diversi di noi che hanno preferito non correre il rischio di spostamento e di contagio, ma anche invece chi, dopo un lungo periodo di stop, seppur vivendo lontano ha colto l’occasione di poter venire a volare a Rieti. E così in gara quest’anno abbiamo persino qualche nuovo nome».

Nei momenti più duri della pandemia, però, neanche le garanzie offerte dal cielo reatino sono sembrate una proposta così allettante da motivare uno spostamento di diverse migliaia di chilometri: «Nei mesi precedenti, quando si sono sviluppati i primi focolai, i volovelisti sono rimasti sorpresi che il nostro sport, sostanzialmente individuale, venisse bloccato – ricorda Cernezzi - Si comprendeva che potessero esserlo gli sport di squadra, ma non il nostro. Ma quando abbiamo realizzato che la pandemia fosse davvero qualcosa di grave, allora si è verificata la reazione opposta, cioè che molti di noi hanno temuto che nel 2020 non si potesse volare, come d’altronde hanno fatto molte nazioni». La svolta è arrivata a giugno, quando «è giunto un quadro normativo che ci ha dato un po’ più di speranza e insieme ai presidenti dei club reatini ci siamo impegnati per attrarre piloti anche dall’Europa».

Il Covid però ha mutato il modus vivendi dell’intero aeroporto: «Prima di prendere parte alla gara, ogni pilota è stato invitato a firmare un'autocertificazione che attestasse il suo non essere sottoposto a restrizioni sanitarie. Al mattino viene misurata la temperatura ad ogni persona che ha accesso al campeggio – prosegue Cernezzi – Se è in buone condizioni di salute gli viene assegnato un braccialetto colorato, che gli consentirà l’accesso per tutto il resto della giornata».

E il giorno dopo si ricomincia: «Il nostro impegno è quello di non rischiare assolutamente nulla, adottando le migliori soluzioni possibili perché non vogliamo che l’immagine del nostro sport possa essere danneggiata dalla remota possibilità di un nuovo focolaio in zona. Non vogliamo che si possa pensare che i sospetti siano tra i volovelisti. Proteggiamo gli ambienti di lavoro della direzione gara (nella foto, l'ingresso tappezzato con i cartelli sulle norme anti-Covid), dividendo stanze e tavoli; sono stati aboliti i contatti fra gruppi di non familiari all’interno del campeggio e abbiamo distribuito contenitori di igienizzanti a base alcolica persino vicino alla pista di decollo. Però sta funzionando molto bene: i piloti ci ascoltano, rispettano le norme e indossano la mascherina».

Tuttavia, l’impatto sulla convivialità è innegabile: «Quella delle grandi cene con decine di persone al momento non è più possibile, ma credo che la quarantena ci abbia messo in grado di apprezzare anche quel poco che possiamo fare. E’ vero, è bello vedere la massa di persone presenti dal vivo durante un briefing al mattino, ma ci siamo accorti anche che, ad esempio, il briefing in videoconferenza è tutto sommato piacevole. Ora, per poter parlare con qualcuno sono costretto a chiedergli di poter uscire dal campeggio perché neanche io posso accedere – conclude Cernezzi – Ma comunque, anche in queste condizioni le barzellette ce le raccontiamo lo stesso».

Forse, a salvarsi saranno giusto le premiazioni conclusive delle due Coppe, immaginate all’esterno, negli spazi da prateria del Ciuffelli. © RIPRODUZIONE RISERVATA