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Nuovo vescovo: avanza Ernesto Mandara, ipotesi accorpamento con la Diocesi Sabina-Poggio Mirteto

Il vescovo Ernestto Mandara
di Raffaella Di Claudio
3 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 00:10

RIETI - Distanti 45 chilometri l’una dall’altra, le due residenze vescovili di Rieti e Sabina-Poggio Mirteto, all’indomani della nomina di monsignor Domenico Pompili a Verona, si fanno ancora più vicine. Mentre impazza il toto nomi sul suo possibile successore, spunta, l’ipotesi di un accorpamento delle due diocesi che possano essere unite in “persona episcopi”. L’espressione latina - alla lettera “nella persona del vescovo” - è utilizzata dalla Santa Sede per indicare l’unione di due diocesi, con la quale si lasciano inalterate le strutture di ciascuna di esse ad eccezione del ministero episcopale, che è esercitato da un unico vescovo. 

Se è vero, quindi, da un lato, che in città c’è chi pensa possa replicarsi la storia di sette anni fa, con l’arrivo, come fu per Pompili, di un giovane prete che possa essere ordinato vescovo e svolgere a Rieti il suo primo incarico, dall’altro si fa strada il nome dell’attuale vescovo della diocesi di Sabina–Poggio Mirteto, monsignor Ernesto Mandara, che proprio qualche giorno prima della nomina di Pompili a Verona ha tenuto una celebrazione nella chiesa di Sant’Agostino in occasione del Giugno Antoniano. 

Chi è Mandara. Presidente del Collegio dei revisori dei conti della Conferenza episcopale italiana, nato a Positano, 70 anni da compiere il 24 luglio, prima di arrivare in Sabina nel 2011 era stato vescovo titolare di Torre di Mauritania e ausiliare di Roma (dal 2004 al 2011). L’ipotesi dell’accorpamento non è affatto remota, spinta da precedenti sia in Italia che nel Lazio. Nel Paese sono 26 le diocesi unite in persona episcopi, quattro della quali situate nel Lazio, ovvero: Palestrina e Tivoli con vescovo monsignor Mauro Parmeggiani e le diocesi di Civitavecchia e Porto–Santa Rufina sotto la guida di monsignor Gianrico Ruzza. Si tratta di unioni recenti mosse dalla volontà, ribadita da Papa Francesco nell’ultima conferenza episcopale a tutti i vescovi, di attuare una razionalizzazione delle 227 diocesi presenti in Italia. 

Accorpamento. A favore dell’eventuale accorpamento delle diocesi di Sabina e Rieti giocherebbero diversi fattori. Anzitutto la contiguità territoriale. Entrambe hanno la propria sede vescovile in provincia di Rieti e in molti casi le parrocchie si intersecano e si alternano. Poi c’è l’estensione. I 204 mila abitanti - quelli appartenenti alla diocesi di Sabina - contro i 94mila di Rieti sembrano rendere ancor più naturale l’unione sotto la guida del vescovo Ernesto. Inoltre, la curia vescovile Sabina si sviluppa in maniera importante sui territori della provincia di Roma, e per alcuni questo potrebbe dare vita a un percorso di sprovincializzazione e avvicinamento alla Capitale e quindi alla Santa Sede. C’è poi un aspetto tecnico connesso al numero di parroci, più limitato a Rieti e maggiore in Sabina, funzionale ai fini di una crescita in termini di energie da impiegare nei territori. Quindi, nel contesto che si sta delineando, potrebbe essere solo questione di tempo, di capire cioè se il Papa sceglierà la via breve o quella più lunga. 

Le alternative. Nel primo caso, l’unione potrebbe arrivare entro settembre con la nomina di Mandara vescovo di entrambe le diocesi. Nel secondo, essere procrastinata, scegliendo di nominare ora un nuovo vescovo di Rieti (che sia ordinato o da ordinare) che tra cinque anni – quando monsignor Mandara andrà in pensione – prenderà la responsabilità della diocesi di Poggio Mirteto. Delle due l’una, ma non oltre l’estate, stagione che per la Chiesa reatina e sabina sarà nel segno del cambiamento.

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