Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Da Valerio, basta la parola. A tavola con Andrea Bocelli e Carletto Mazzone. I 72 anni del ristorante di Santa Rufina

Da Valerio, basta la parola. A tavola con Andrea Bocelli e Carletto Mazzone. I 72 anni del ristorante di Santa Rufina
4 Minuti di Lettura
Sabato 30 Luglio 2022, 00:10

RIETI - Quando ancora non c’erano internet e i motori di ricerca, per sapere qualcosa di Rieti, dintorni e non solo, c’era Valerio. Non serve neanche il cognome Nardecchia per identificare il titolare dell’omonimo locale “da Valerio” a Santa Rufina. «Ma prima o poi tornerò alla originale denominazione “Ristorante Nardecchia”, cambiata quando subentrai a mio padre Walter». Forse, l’unico errore che può permettersi di recriminare il vulcanico gestore, sempre pronto a dialogare coi clienti per curare le pubbliche relazioni, conoscere ciò che accade in giro e spiazzarti spesso per la precisione delle sue “fonti” e delle informazioni che può fornire. E’ uno dei segreti del successo del locale, dopo 72 anni durante i quali si è evoluto da osteria, a trattoria, a ristorante e ora albergo. 

La crescita. «Negli anni ‘50 – ricorda Valerio – si facevano spuntini, si vendeva vino, la gente portava gli ingredienti che noi cucinavamo. Io ero giovane e mi appassionai presto. Quando ereditai l’osteria la trasformai in trattoria, servendo piatti locali. Poi negli anni ‘70, grazie alla Cassa del Mezzogiorno, arrivò il nucleo industriale e cucinavamo per tutti: maestranze, impiegati, camionisti, dirigenti e diventammo un ristorante. Avevamo anche la tabaccheria e, lentamente, iniziammo ad ampliarci mentre crescevano le fabbriche, l’Ariston, l’Emmezeta e così via. Quindi negli anni ‘90 la variante ridusse drasticamente il traffico della Salaria davanti a noi, rischiando di darci un brutto colpo. Però abbiamo reagito, siamo cresciuti sempre, migliorando la ristorazione, intraprendendo il progetto dell’albergo, fidelizzando la clientela. La tipicità della cucina è rimasta anche se oggi, in prevalenza, cuciniamo pesce». 

Oggi. A confermare la validità delle scelte il “tutto esaurito” verificato in una qualsiasi serata infrasettimanale mentre nell’ampia sala il numeroso personale - inclusi i figli Marco, Chiara e Walter: la “terza generazione” la definisce Valerio - si aggira tra i tavoli servendo una clientela variegata: «Reatini a parte – aggiunge – tanti forestieri sono ben disposti a fare un deviazione, abbandonando la variante per venire da noi». Ed è così che un giorno è giunta una telefonata annunciando l’arrivo nientemeno che di Andrea Bocelli, con ovvia preghiera di riservare un tavolo appartato per il famoso tenore pop e il suo entourage: «E’ stato un grandissimo onore – commenta Valerio – nonché un’incredibile testimonianza della bontà del nostro lavoro. Come mai siamo stati scelti noi e non altri? Viabilità a parte, senza una buona nomea non sarebbe stato possibile». 

Galleria. Il passaggio di Andrea Bocelli è l’ultimo di una lunghissima galleria di personaggi che hanno visitato il locale, sin da quando c’erano solo tre piccole sale, a cominciare da Carletto Mazzone il quale, dopo ogni partita casalinga della Roma, di ritorno nella sua residenza ascolana, si fermava a cena con l’autista a parlare di calcio con gli avventori fino a notte fonda». Un’altra prerogativa che ha contribuito alla fama del ristorante era quella di accogliere clienti anche a orari non abituali. «Peccato – dice Valerio – che ai tempi di Mazzone e pure molto dopo non ci fossero gli smartphone per fotografare clienti famosi. Come Lucio Dalla quando veniva a seguire la Virtus Bologna contro la Sebastiani. E ancora i New Trolls, Giorgio Faletti, Ron, di recente Dody Battaglia dei Pooh», cita a memoria i primi nomi che vengono in mente. A proposito di clientela: «Noi lavoriamo molto col calcio: tantissime società, anche importanti come Taranto, Lecce, Casertana, Bari vengono da noi. Così come tutti gli arbitri di basket». 

Tornando al discorso iniziale del Nardecchia collettore di informazioni, tanto da essere uno che conosce il “polso” della città, Valerio rileva che «malgrado tanti segnali negativi che arrivano da ovunque, vedo una Rieti che reagisce, magari lamentandosi tanto. E’ questo almeno ciò che percepisco dal mio osservatorio privilegiato. Di gente ne passa molta qui. Nonostante gli aumenti delle materie prime e dei costi energetici, cerchiamo di farli ricadere il meno possibile sui clienti. Sbaglierò ma vedo segnali incoraggianti». Parola di Valerio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA