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Ucraina, reatino bloccato a Nova Kachova, comune occupato: «Qui ci sono i russi, abbiamo paura a uscire»

«La Farnesina ci ha detto che verranno appena si apre un corridoio»

Ucraina, reatino bloccato a Nova Kachova, comune occupato: «Qui ci sono i russi, abbiamo paura a uscire»
di Emanuele Laurenzi e Sabina Vecchi
4 Minuti di Lettura
Lunedì 21 Marzo 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 11:10

RIETI - «Ci hanno raccomandato di stare attenti e parlare poco». La voce arriva dal cuore del conflitto in Ucraina, con timore ma con una evidente voglia di sfogarsi. Antonio Antonelli è da un mese in zona di guerra: reatino residente a Montisola di Contigliano, è rimasto bloccato in Ucraina nel giorno del suo compleanno. «Un compleanno che non scorderò mai», dice quasi ridendo. Poi aggiunge: «Il 23 febbraio compivo 66 anni. Mia moglie è ucraina e noi abbiamo una casa qui da quasi 20 anni. Dovevamo ripartire il 24 con un volo da Odessa e invece quei biglietti sono diventati carta straccia». Da quel giorno Antonio è fermo a Nova Kachovka, cittadina di 45 mila abitanti sul fiume Dnepr, 300 chilometri ad est di Odessa. Quasi un mese passato nella sua dacia, tipica abitazione di campagna russa, dove ha ospitato anche famiglie che scappavano dalle bombe. A farlo finire in questa brutta situazione è stato un atto di coraggio e di umanità. 

Fuga in bus. «Il 24 eravamo andati a prendere il bus – dice Antonelli – per spostarci verso Odessa. Quando toccava a me e a mia moglie salire, ci siamo resi conto che se fossimo partiti, due famiglie con 2 madri e 6 figli sarebbero rimaste lì. Ci siamo guardati e abbiamo deciso di lasciare loro il posto». Da quel giorno non sono più partiti bus. Nova Kachovka è stata una delle prime città colpite dai bombardamenti: si trova sulle rive del fiume, a ridosso di una diga con una importante centrale idroelettrica. «Mentre aspettavamo il bus – racconta Antonelli – sfrecciavano sopra di noi aerei russi a bassissima quota. La battaglia per conquistare la zona è durata una settimana». 

Rifugio in cantina. Antonelli ha acquistato casa in quella zona quasi 20 anni fa. Dopo una lunga convivenza, 8 anni fa ha sposato la sua attuale moglie di origine ucraina con una cerimonia civile in Comune a Contigliano, officiata dall’allora sindaco Toni. A febbraio era andato in Ucraina per cure mediche. «Qui non si credeva in un’invasione russa – racconta Antonelli – i vecchi del paese dicevano che Putin non lo avrebbe fatto». Invece, le cose sono andate diversamente. «Dopo aver perso il bus – dice Antonelli – siamo tornati nella nostra casa e abbiamo ospitato due famiglie. Abbiamo delle cantine e ci siamo riparati lì per paura delle bombe. Non è stato facile, era freddo e ci siamo anche ammalati». La casa per ora sembra aver retto. «Ci sono molte crepe – aggiunge l’uomo – dovute ai bombardamenti che, a meno di un chilometro, hanno raso al suolo due caserme. In giardino abbiamo la carta delle bombe e sopra le nostre teste passano missili che fanno vibrare tutto». 

L’attesa e la speranza. La speranza ora passa per la Farnesina. Antonelli è isolato a Nova Kachovka con altri due italiani e le rispettive mogli. «Possiamo girare solo in città – spiega – ma siamo sempre controllati. Appena scoppiata la guerra siamo andati in Comune e c’erano già i russi. Sono stati gentilissimi, ma non abbiamo trovato soluzioni per partire. Ora siamo in contatto con un gruppo di 40 italiani che sono a Cherson, circa 75 chilometri da qui, sulla strada per Odessa. La Farnesina ci ha detto che verranno appena si apre un corridoio. Li capisco, non è certo facile arrivare qui e si rischia davvero tanto».

Antonelli in Italia ha la figlia e i nipoti. Cerca di restare calmo e ostenta allegria, ma non è facile sorridere. «I negozi ora sono aperti – dice – alcuni anche russi. I soldi stanno per finire e ci rendiamo conto che non sarà facile uscire finché non finirà la guerra. Forse, saremmo dovuti andar via prima. Chissà. Speriamo che qualcuno ci aiuti come noi abbiamo aiutato altri».

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