Maxi truffa con il reddito di cittadinanza, la Finanza ora indaga su chi rilasciava i documenti per ottenerlo

Maxi truffa con il reddito di cittadinanza, la Finanza ora indaga su chi rilasciava i documenti per ottenerlo
di Emanuele Faraone
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Domenica 16 Gennaio 2022, 00:10

RIETI - Erano praticamente tutti cittadini nigeriani i 239 soggetti individuati (sui 268 totali) dalla Finanza di Rieti che, con false attestazioni, avevano indebitamente percepito il reddito di cittadinanza. Oltre 4 mesi di serrate indagini, fatte anche di appostamenti, accertamenti e controlli e, soprattutto, rese possibili grazie all’incrocio e all’elaborazione dati nella disponibilità del patrimonio informatico all’avanguardia in dotazione alla Finanza.

Tra i 268 furbetti del reddito di cittadinanza ben 239 era stranieri, quasi tutti giovani nigeriani con un’età compresa tra i 19 e i 30 anni che, in maniera fraudolenta, erano riusciti ad intascare i 400-500 euro dell’assegno di sostegno economico. Tutti avevano dichiarato di essere in possesso del necessario requisito di permanenza in Italia da almeno 10 anni ed invece – all’esito dei riscontri investigativi – erano tutti in Italia da circa due o al massimo tre anni. 

Indagine in tutta la provincia. Un fenomeno che ha investito ad ampio raggio l’intero territorio provinciale dalla Sabina – monitorata dalla Tenenza di Poggio Mirteto - al Cicolano fino all’Alta valle del Velino di competenza della Tenenza di Antrodoco. Numerosi anche i casi rilevati nel capoluogo reatino e nei dintorni (Contigliano, Greccio, Poggio Bustone, Cantalice o la Valle del Turano) dove si sono concentrati circa 170 casi. Ora la chiusura dell’operazione della Finanza - terminata con 268 denunce a piede libero - è solo il primo atto di un’operazione che volta pagina e si avvia verso la seconda fase. 

Il nuovo filone. Non meno complessa ed articolata attraverso la quale effettuare ulteriori approfondimenti per valutare l’esistenza o meno di eventuali corresponsabilità ascrivibili a società cooperative, Caf o altre tipologie di strutture cui i cittadini stranieri facevano riferimento o comunque presso le quali si erano rivolti. Spesso risultavano essere residenti a Rieti ma, di fatto, gravitavano su altre province come quella di Roma o Terni e quindi difficilmente individuabili. Punto di forza a supporto delle indagini si è rivelata la dotazione informatica delle banche dati della Finanza fatta di sofisticati software ed evolute tecnologie di intelligenza artificiale sia a livello locale che periferico per la rielaborazione e l’incrocio dei dati che hanno permesso di ottenere riscontri e certezze investigative. 

Troppo facile avere i documenti. A fare da contraltare all’operazione - che ha permesso di smantellare una truffa pari a 1 milione e 600 mila euro impedendo così che venissero ulteriormente erogati indebiti benefici per un importo superiore ai 4 milioni di euro – c’è l’oggettiva constatazione dell’eccessiva facilità con cui si può conseguire il reddito di cittadinanza con scarsi controlli preliminari nella compilazione delle domande a carico di Enti e strutture preposte al rilascio dei nullaosta.

Gli indagati conseguivano l’assegno attraverso false attestazioni nelle dichiarazioni sostitutive uniche compilate per il rilascio dell’Isee, quali la mancata indicazione di possidenze immobiliari, diverse dalla casa di abitazione, omissioni relative alla composizione del nucleo familiare, mancata indicazione di misure cautelari nei confronti dei richiedenti il reddito o da parte dei componenti del nucleo familiare.

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