Sagre e legge Gabrielli: gli ostacoli
restano tutti e anche Vacone
deve rinunciare alla sua festa

Domenica 17 Giugno 2018 di Giacomo Cavoli
Sagre e legge Gabrielli: gli ostacoli restano tutti e anche Vacone deve rinunciare alla sua festa

RIETI - Un compendio di norme già esistenti, applicate con più fermezza e in misura più organica rispetto al passato, ma che, almeno nel breve termine, sembra destinato a non subire modificazioni, costringendo così - volenti o no - gli organizzatori di eventi a gestire le iniziative sottostando al rigido protocollo della normativa Gabrielli, seppur con il rischio di non riuscire a sostenere i costi aumentati dalle nuove richieste per garantire sicurezza e protezione.

In sostanza, quanto già spiegato nei giorni scorsi a Il Messaggero da parte del viceprefetto vicario Luisa Cortesi, è la sintesi di buona parte del convegno organizzato dall’Anci Lazio Giovani (l’Associazione nazionale comuni italiani), che ha riempito la sala consiliare della Provincia, richiamando soprattutto sindaci e rappresentanti di Pro loco, i più colpiti a partire dal giugno 2017, momento di introduzione della Gabrielli dopo i fatti di piazza San Carlo a Torino.

L’APPELLO DI BELLI
«Quest’anno, per via delle richieste avanzate dalla normativa Gabrielli, a Vacone non si terrà la storica Sacra Vacunae - tuona garbatamente, dal banco dell’aula consiliare, Roberto Renzi, sindaco di Vacone - Non siamo in grado di sostenere le spese per aumentare le condizioni di sicurezza dell’evento, anche sanitarie, senza incorrere in nuovi costi e così faremo a meno della sagra, evento che solitamente incassa poco più di quello che saremmo costretti a spendere».

A relazionare nel convegno Anci, il vice prefetto Cortesi, il vice questore Marco Dalpiaz, il comandante dei vigili del fuoco Maria Pannuti, Maria Chiara Ciferri (Sicurezza e legalità Anci) e l’avvocato Elena Tolomei, salutati da Emanuele Coronetta, coordinatore della consulta Anci Giovani Rieti.

«NON ACCENTUARE LE DISTANZE»
La protesta del sindaco Renzi, colpisce soprattutto il comandante della Municipale reatina, Massimo Belli che spiega: «Voglio lanciare un appello a favore dei piccoli comuni: lo Stato ascolti il grido dei sindaci, che si trovano tra l’incudine e il martello di dover applicare le norme e il bisogno di garantire momenti di aggregazione alle persone, le quali però non riescono a comprendere l’imposizione di disposizioni come la normativa Gabrielli, spesso attuate nella loro stessa forma astratta e generale. Il rischio è di accentuare la scollatura fra Stato ed enti locali».

Ultimo aggiornamento: 13:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA