Rieti, piccoli delegati Onu crescono:
premiati tre studenti dello Jucci

Un momento dell'assemblea
di Lorenzo Santoprete
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Martedì 30 Gennaio 2018, 17:34 - Ultimo aggiornamento: 18:22

RIETI - Grande successo per lo Jucci, che con i suoi risultati si riconferma in testa alle classifiche condotte da eduscopio riguardanti le scuole reatine. Ad essere premiati ricevendo la menzione d’onore, gli juccini Francesco Di Mario, Lisa Turina e Vittorio Giuliano.

Stavolta si parla del progetto Imun che da anni attira migliaia di studenti da tutt’Italia a Roma. Si tratta della simulazione di un incontro delle Nazioni Unite estremamente realistica: i partecipanti devono infatti seguire tutte le accortezze e le procedure proprie di un vero delegato Onu. Ad ogni ragazzo viene assegnato un Paese delle Nazioni Unite e viene inserito in una commissione in cui, attraverso la discussione con gli altri delegati, si cerca la soluzione dei problemi proposti per giungere alla “resolution”: documento che verrà ritenuto ufficiale in cui sono scritte tutte le soluzioni alle quali si è giunti durante la simulazione.

Francesco Di Mario, 16 anni, racconta la sua esperienza. «Il mio Paese era il Suriname un piccolo stato situato in sud America ed ero stato assegnato a una delle parti delle Nazioni Unite cioè il Sochum, il nostro topic era gli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni indigene. Non avevo mai sentito parlare di Imun, è stata una decisione presa sul momento e mi sono basato solo sulle poche informazioni che avevo: praticamente è stato un salto nel vuoto. Ben riuscito ovviamente». Un bilancio più che positivo, con l’apice nel momento in cui la resolution da lui sostenuta è stata approvata, che però presenta anche qualche nota negativa, come ci svela Francesco: «L’aspetto che mi è piaciuto di meno forse è stato l’eccessiva rivalità tra alcuni delegati che fortunatamente si è accesa in rari momenti». Continua inoltre ricordando a chi volesse fare un’esperienza simile: «Consiglierei a chiunque di partecipare prestando però attenzione al livello di inglese che alla fine ricopre una sua importanza e soprattutto lo sconsiglierei a chi ha delle difficoltà a parlare in pubblico. Questo perché si può davvero imparare molto e come i tutor ci avevano promesso sarebbe stato un progetto che ci avrebbe aiutato a maturare».

Delegata delle Isole Salomone (Solomon Islands) nella commissione Sochum (la commissione Socio umanitaria dell'Onu) è invece Lisa Turina sedicenne anche lei, che concorda con il compagno sui consigli da dare ai futuri delegati: «Consiglierei sicuramente di partecipare, ma solamente a chi ha una buona conoscenza dell'inglese, non solo perché così possano capire meglio gli altri delegati ma anche perché possano esprimermi senza paura; il progetto, oltre ad offrire una panoramica sul piano mondiale da punti di vista che  spesso non si considerano, permette di capire come funziona un'assemblea (e quindi di accettare che non sempre le cose vanno come si vorrebbe) e di fare nuove amicizie». «L'Imun infatti – continua a spiegare la ragazza – mi ha insegnato ad esprimermi in modo molto più professionale, ad apprezzare le opinioni altrui anche quando vanno contro le mie convinzioni personali e a riassumere i miei discorsi in 2 minuti o meno (complicato ma non impossibile), tutte qualità utili sia per la vita lavorativa che per le relazione interpersonali». L’idea di partecipare al progetto è nata grazie all’orientamento a scuola: «Avevo sentito parlare dello Schoolmun, un progetto di scuola-lavoro che si strutturava allo stesso modo, ma che alla maggioranza della classe non è piaciuto affatto (sia per l'impostazione Onu, sia per l'uso della lingua inglese), e che quindi non è stato attivato. A me l'idea piaceva molto, e quando la scuola ha proposto un incontro per chiunque fosse interessato all'Imun, sono subito andata, poiché volevo mettermi alla prova e questo progetto me ne dava l'opportunità». Un momento che porterà sempre nel cuore è stata la conclusione della simulazione e il conseguente ritorno alla normalità, all’essere ragazzi e amici, non più delegati delle Nazioni Unite: «Alla fine dell'Imun, tutti i ragazzi si sono scambiati le plachard (le targhe con il nome del paese rappresentato, che dovevamo alzare quando richiedevamo un intervento o quando votavamo) e le hanno firmate, per avere un ricordo di questa bellissima esperienza».

Per la seconda volta nelle vesti di delegato, Vittorio Giuliano di 17 anni, quest’anno ha rappresentato i Paesi Bassi nella commissione della Specpol. «Volevo rivestire un ruolo più importante rispetto all’anno precedente, soprattutto perché rappresentante di un paese molto piccolo, ero rimasto ai margini della simulazione – comincia subito il ragazzo – Mi sono molto interessato alle problematiche internazionale e alla diplomazia. Ho imparato anche ad essere più sfrontato, e ho anche preso più consapevolezza delle mie capacità linguistiche e persuasive”. Oltre che approfondire un suo campo di interesse, la politica internazionale, con questa esperienza Vittorio pensa di aver trovato la sua strada: “Credo di aver trovato la mia futura strada grazie ad Imun! Mi sto appassionando molto alle problematiche internazionali e agli affari diplomatici, e fortunatamente avrò la possibilità di partecipare ad Nhsmun (la simulazione internazionale che si svolge a New York) dal 28 febbraio al 7 marzo».

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