Rieti, gli alianti sono tornati a decollare
per la Coppa del Mediterraneo
La storia del tedesco Gantenbrink

Martedì 9 Agosto 2016 di Giacomo Cavoli
Il tedesco Bruno Gantenbrink

RIETI - Inverte la rotta e riprende finalmente a volare, la Coppa Internazionale del Mediterraneo. Dopo le prime tre giornate valide e quattro non volate, altre tre giorni fino a giovedì potrebbero ribaltare una classifica rimasta congelata per quasi un'intera settimana. E se qualcuno si era lamentato di percorsi di volo troppo corti, eccolo accontentato con un lunedì mattina bello ma difficile, dove addirittura si azzarda il contrario - i lunghi task che, subito dopo il briefing meteo del mattino, fanno rimuginare un decimo dei piloti della Cim sul da farsi - e, alla fine, la direzione gara di Aldo Cernezzi che, per evitare il sottovento in Val Roveto, allarga a 4 km la circonferenza del primo pilone della classe Open; ironia della sorte, ad accendere il motore saranno soprattutto gli alianti della Libera.
 

La famiglia Fergnani torna a riprendersi il podio della Club: Elena, Nicola e Michele Fergnani, sorella, fratello e papà occupano di nuovo prima, seconda e terza posizione; il trio ferrarese che monopolizza il podio degli alianti vintage.

Vittorio Pinni e Paola Lanzieri, l'azzurro di Rieti 2015 e il capitano del team italiano, stravincono in classe mista a bordo del Duo Discus; e Giorgio Galetto, nonostante finalmente un primo posto di giornata dall'inizio della Cim, risale di poco la classifica generale della 18 Metri dove, nel frattempo, anche Sandro Montemaggi perde il primo posto che lo aveva tenuto in agitazione negli ultimi giorni.
 

Nel campionato italiano della 15 Metri, al vertice di giornata arriva Luca Urbani, ma non basta per schiodarsi dal quarto posto fisso e soffiare il primo al bolzanino Thomas Gostner: difficile che, fra Urbani e De Marchi, uno dei due veda l'oro di classe, alla fine della Cim 2016.
 

BRUNO GANTENBRINK, IL DINOSAURO DI RIETI
 

"Non chiamatelo dinosauro...": non si capisce se, girovagando all'aeroporto, si tratti di un'esortazione a non farlo arrabbiare, o dispiacere. Ma è difficile non pensare che il tedesco Bruno Gantenbrink non sia uno dei residui fossili del Ciuffelli. Classe 1949, 67 anni dei quali più della metà trascorsi a bordo di un aliante, Gantenbrink è la figura archetipica della naturale associazione di un volovelista a Rieti: "Sì, è vero, volo qui dalla fine degli anni '70", racconta lui stesso, mentre cerca di far ruotare l'aliante, spostandolo a bordo pista in una delle giornate più ventose dopo il passaggio del post frontale sulla città.

Il suo nome è sparso ovunque: in giro per l'Europa o per il mondo, da quarant'anni a questa parte Gantenbrink è una presenza costante su praticamente qualunque pista assecondi un decollo; lui è uno dei quali si nota prima l'assenza che la presenza, anche se la sua discrezione fa ammettere a molti di non conoscerlo direttamente, ma soltanto di fama. E dire che Gantenbrink ha visto passare davanti ai suoi occhi ere geologiche di piloti: diffuso e rielaborato più volte online, nel corso del tempo, un suo scritto riguardante la sicurezza in volo, su come - statistiche alla mano - sia più facile morire in aliante piuttosto che in un incidente stradale.

Gantenbrink se li è visti passare quasi tutti davanti agli occhi: i circa 30 campioni mondiali deceduti in incidenti volovelistici, come lo stesso Klaus Holighaus o Ernst Peter - giusto per citarne due che furono presenti, insieme a lui, agli Europei di Rieti '82, i primi in assoluto promossi dalla Federazione Aeronautica Internazionale. Gantenbrink vola a Rieti dalla fine degli anni '70: nel '79 è al Ciuffelli, per la seconda Coppa del Mondo di volo a vela in montagna, quando era già vice-campione del mondo in classe Open; nell'82, per la Germania Ovest è vice-campione europeo a Rieti - sempre in classe Libera - per il primo appuntamento continentale del volo a vela; ai Mondiali di Rieti '85, a 36 anni, non gli va altrettanto di lusso, di nuovo in classe Libera, ma è sua la scelta, durante uno dei voli in gara, di salutare il gruppo dei piloti seriamente candidati al titolo mondiale compiendo una virata a 180° per evitare situazioni di rischio.

Nel 1994 si prende direttamente l'oro della Open ai secondi Europei ospitati a Rieti; e nel frattempo, non molla certo la Coppa del Mediterraneo. Ma se Ezio Sarti, il metereologo della Cim 2016 sostiene che il cielo di Rieti non sia poi così propriamente uguale a quello di trent'anni fa, Gantenbrink gli risponde che "è sempre stato bello, non è mai cambiato nulla. A volte ci sono dei percorsi che si riescono a concludere, altre volte soltanto a metà, altri per nulla. E' così che funziona". Lui ad esempio, ieri, pur di tornare al Ciuffelli ha acceso il motore del suo Eta da 31 metri di apertura alare. Era una di quelle giornate alla Gantenbrink, una di quelle dove non vale la pena rischiare la pelle e l'aliante per una gara di volo a vela.  
 

Task e classifiche all'indirizzo: http://www.soaringspot.com/en_gb/coppa-internazionale-del-mediterraneo-rieti-2016/

 

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