Rieti, impianto di pirolisi a Vazia
Il rappresentante della società
spiega il progetto

Giovedì 4 Giugno 2020 di Giacomo Cavoli
Pirolisi (Archivio)
RIETI - Impianto di pirolisi a Vazia,  il legale rappresentante della società spiega il progetto.

Impianto di pirolisi in via Fornaro a Vazia, dopo il primo via libera da parte della Regione Lazio, i pareri per ora contrari di Comune e Provincia e l’opposizione del comitato “La Rotonda”, a Il Messaggero parla Giovanni Sella, legale rappresentante della “Ecologic World”, società il cui progetto dell’impianto di pirolisi è sottoposto alla Valutazione di Impatto Ambientale in Regione.
Tra le varie osservazioni, il Comune di Rieti e il comitato hanno sollevato dubbi sul rispetto delle distanze da abitazioni e luoghi sensibili.
«Viene nominata una normativa della Asl dove si sostiene che è vietato tenere impianti simili all’interno delle città: ma noi siamo in un nucleo industriale, dove presumo ci siano caratteristiche diverse e all’interno del quale si possono svolgere determinate attività, rispettando le regole imposte». A poca distanza dall’impianto ci sono però delle abitazioni. «Al primo capoverso, l’articolo 125 del regolamento comunale di igiene urbana parla di case della città: credo sia atipico o anomalo avere una casa all’interno del nucleo e non un’azienda che deve fare industria».
Però si parla sempre di persone che vivono nelle vicinanze.
«Noi siamo all’interno di un nucleo industriale. Fine. Dopodiché gli enti autorizzativi faranno le loro valutazioni. Il 28 ottobre 2013 il Consorzio Industriale ha rilasciato un provvedimento dove consentiva questo tipo di attività e quindi abbiamo effettuato degli investimenti economici. Se poi qualcuno deciderà di ridisegnare nuovamente i confini del nucleo industriale, faremo le nostre valutazioni».
Nella zona sono presenti falde acquifere che servono la città e il territorio.
«Considerato che si tratta di un’area paesaggistica, abbiamo previsto che il trattamento e conferimento dei rifiuti avvenga tutto all’interno dell’impianto. Si tratta di una struttura chiusa, coibentata e per la quale stiamo facendo richiesta di un trattamento di 15 tonnellate l’anno, ma che in realtà arriveranno a circa 12, producendo un traffico veicolare di un camion al giorno. Il rifiuto che vi sarà conferito non è pericoloso, arriverà sotto forma di fiocchi triturati e lavati, facenti parte di una filiera di aziende che hanno già eliminato in precedenza la materia prima che può essere rigenerata come plastica. E neanche il termine pirolisi è corretto: non avverrà alcuna combustione, si tratta di un’evoluzione tecnologica che consente l’intero svolgimento del processo all’interno di un reattore, in assenza di ossigeno e dove il rifiuto viene depolirimizzato con una resistenza a induzione, senza alcun tipo di fuga e con una temperatura di trattamento inferiore ai 500 gradi. All’esterno ci sarà spazio solo per le manovre dei camion che conferiscono i rifiuti. L’impianto non avrà alcun contatto con le falde acquifere perché non andremo a incidere sulle acque meteoriche. Non esistono scarichi e abbiamo evitato di mettere all’aperto il rifiuto da stoccare proprio per impedire che venisse a contatto con gli agenti atmosferici, tra cui la pioggia, rischiando così invece di confluire nella raccolta delle acque».
Sareste disponibili a incontrare i cittadini?
«Al momento mi sento di aspettare la conferenza dei servizi del 15 giugno, dove gli enti titolati esprimeranno il loro parere. Quando avremo chiarito le richieste di delucidazioni degli enti, incontreremo molto volentieri i cittadini». Ultimo aggiornamento: 13:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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