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Rieti, Vallonina chiusa. Gli ambientalisti contestano: «La messa in sicurezza già possibile da tempo»

Vallonina
di Giacomo Cavoli
3 Minuti di Lettura
Giovedì 15 Luglio 2021, 00:10

RIETI - «I soldi ci sono, ma nessuno lo sa». È dura la replica del cartello delle associazioni ambientaliste sulla chiusura della strada panoramica da Leonessa a Terminillo. Intervento delle associazioni ambientaliste contrarie al Tsm, dopo che ieri Il Messaggero aveva chiesto al presidente della Provincia, Mariano Calisse, se i soldi in pancia all’ente stanziati per la messa in sicurezza di Iaccio Crudele potessero essere utilizzati a favore dello scopo per cui sono stati stanziati. «Sono fondi vincolati al Tsm - ha spiegato Calisse - possono essere utilizzati solo al termine della progettazione esecutiva che riguarda il Tsm e non estrapolati rispetto al loro vincolo originario». Ma, per gli ambientalisti, quei soldi potrebbero essere utilizzati subito.

L'ordinanza

«È andato in onda l’ulteriore atto della deprimente rappresentazione della scarsa capacità della nostra classe politica locale a tutti i livelli - scrivono gli ambientalisti. - C’è chi organizza sit-in e c’è chi, come il presidente della provincia, afferma che i soldi ci sono sì, ma non si possono spendere, perché bisogna attendere la progettazione esecutiva del Tsm. Il Tsm non prevede la messa in sicurezza della strada: non c’è nessun nesso tra messa in sicurezza e avanzamento del Tsm. In realtà i soldi per la strada ci sono e sono ricompresi nell’ordinanza 64 del 6 settembre 2018 firmata dal commissario alla ricostruzione». Nell’ordinanza, il riferimento è alle opere previste per la Regione, tra cui, per la strada turistica del Terminillo, figura la «bonifica dissesti gravitativi per crolli e ribaltamenti sulla località Iaccio Crudele, interessata anche da valanghe». E il soggetto attuatore, secondo l’ordinanza, è la Provincia: «La cosa incredibile - prosegue nella sua nota il cartello ambientalista - è che la Provincia, nell’iter del progetto del Tsm, ha affermato in documenti ufficiali di essere a conoscenza dell’esistenza di tali fondi e che saranno quelli usati per la messa in sicurezza di cui beneficerà il Tsm. Il presidente dovrebbe spiegare come, in assenza della progettazione esecutiva del Tsm, si siano potuti erogare quasi 8 milioni per realizzare tra l’altro i due impianti di risalita di Leonessa. Sono trascorsi tre anni e i soldi giacciono in attesa di essere spesi. Sarebbe stato più produttivo mettere in atto tutte quelle azioni che probabilmente avrebbero portato a soluzione il problema. Magari il territorio si merita una classe dirigente con maggiore competenza e attenzione, che non dimentichi di avere le risorse per realizzare le opere necessarie».

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