L'esposizione a rischio usura nel Reatino, Confartigianato e Sos Impresa Lazio fanno il punto

L'esposizione a rischio usura nel Reatino, Confartigianato e Sos Impresa Lazio fanno il punto
4 Minuti di Lettura
Venerdì 17 Dicembre 2021, 12:47

RIETI - Lo scorso 15 dicembre, nella sala consiliare di Poggio Bustone si è svolto un importante convegno dal titolo quanto mai attuale: “L’esposizione a rischio usura nella Provincia di Rieti”.

L’organizzazione è stata curata da Confartigianato Imprese Rieti e da SOS Impresa Lazio, con il patrocinio del Comune di Poggio Bustone e della Regione Lazio.

Sala gremita e attenta, a testimonianza di quanto sia attuale il tema usura in un contesto socio-economico difficile come quello della provincia di Rieti. Ha aperto i lavori il Sindaco, Rovero Mostarda, che ha rinnovato l’impegno dell’amministrazione per aiutare le imprese a salvaguardare il tessuto produttivo del luogo e ha evidenziato il positivo rapporto di collaborazione tra il Comune e Confartigianato sin dal suo insediamento.

Il giornalista Paolo Di Lorenzo, coordinatore dell’evento, si è soffermato sui fenomeni di sofferenza che incombono su oltre il 30% delle famiglie italiane che hanno un reddito minimale che non gli consente di arrivare a fine mese. Il 25% ha difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo e il 20% non riesce a corrispondere regolarmente il canone di affitto. Fenomeni diffusi che coinvolgono anche il sistema produttivo italiano e, in particolare, il sistema delle piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 99% delle imprese attive italiane.

Maurizio Aluffi, Direttore di Confartigianato Imprese Rieti, ha sottolineato l’importanza della collaborazione con le istituzioni e con Sos Impresa Lazio con cui recentemente Confartigianato ha sottoscritto un protocollo d’intesa. «Un fenomeno in crescita quello dell’usura – ha affermato il Aluffi – che sfugge alle cronache e fonda le radici sulle difficoltà congiunturali e strutturali in cui operano le imprese, che si trovano a dover affrontare il perenne problema dell’accesso al credito, con regole sempre più stringenti a cui le imprese, specie quelle più piccole, non possono far fronte».

La crisi economica, l’aumento dei prezzi e del costo della vita, la pressione fiscale, sono tutti fattori che possono contribuire a consegnare migliaia di famiglie italiane nelle mani degli usurai. Di solito le vittime dell’usura sono famiglie e aziende in difficoltà economiche, alle quali è precluso il credito bancario.

«Non dobbiamo abbassare la guardia – ha detto Maurizio Aluffi – ed un’associazione come Confartigianato può fare molto. Lavoreremo con Sos Impresa Lazio per rafforzare e moltiplicare i centri di ascolto e gli sportelli di aiuto, fermo restando che occorrono strumenti adeguati per proteggere chi denuncia».

Particolarmente interessante la relazione del Presidente di Sos Impresa Lazio, Lino Busà, che ha illustrato il documento “In silenzio e nel silenzio”, una ricerca sull’esposizione a rischio usura nella provincia di Rieti.

«Guai a pensare di sottovalutare il fenomeno – ha ammonito il Presidente Busà – pensando che in questo territorio non esista. L’usura è un fenomeno sommerso e gli usurai sono personaggi pubblici”. Non a caso Rieti è considerata città a rischio medio-alto. Allarmanti alcuni dati come quelli relativi al gioco d’azzardo. Già nel 2017 i reatini spendevano, in tale attività, 627 euro pro capite. “Non bisogna dimenticare, che sempre nel 2017, a Rieti furono arrestate 4 persone, di cui 3 di origine Rom residenti ad Avezzano, e un reatino nella famosa operazione Piranha».

Alcuni dati, riferiti all’anno 2020, confermano come la pandemia abbia contribuito notevolmente alla diffusione dell’usura. Le imprese in sofferenza, solo a Rieti, erano 389 (dati Banca d’Italia) mentre le operazioni definite “sospette”, che nel primo semestre del 2020 venivano quantificate in 64, nel primo semestre del 2021 sono passate a 108.

«Bisogna considerare fattori che investono la sfera personale – ha concluso il Presidente Lino Busà – poiché l’usura si porta appresso vergogna e riprovazione sociale, per cui si alimenta fuori dai luoghi di residenza in contesti anonimi». Questo rende ancora più difficile circoscrivere la dimensione del fenomeno, anche perché spesso si ha che fare con vere e proprie “associazioni” con una divisione del lavoro in compiti ben precisi tra chi gestisce la bancarella, chi procaccia i clienti e chi si occupa del recupero crediti.

Il convegno si è concluso con la toccante testimonianza di Antonio, vittima del racket, che ha ripercorso la sua vita fatta anche di violenze e soprusi subiti in una storia però a lieto fine.

© RIPRODUZIONE RISERVATA