Rieti, Cicchetti rompe tutti
gli indugi: mi candido
L'intervista

Mercoledì 25 Novembre 2015 di Alessandra Lancia
Cicch
RIETI - «Sì che mi candido, quando sarà». Prima ancora del cronista è Giggi 'mpicciarella a fare ad Antonio Cicchetti (nella foto) la domanda che oramai da tempo si fa mezza città. E lui, loden verde e scarpe nere d'ordinanza, non si sottrae.

«Nei momenti di grande difficoltà si invoca l'esperienza. Lo facevano anche gli antichi romani, in età repubblicana, richiamando in servizio i bravi amministratori del passato. A me lo chiede la gente, tanta gente e non solo di destra. Margini ce ne sono e mi metto a totale disposizione».

Per le fatidiche primarie?

«No, meglio un sondaggio. Sulle primarie ho le mie riserve che ho già espresso: troppo alto il rischio di infiltrazione e di inquinamento dei risultati. Ognuno deve decidere le cose a casa sua».

E qual è oggi la casa di Antonio Cicchetti? Sarà mica il «fosso di Helm», «trincea identitaria» tra Mussolini e Tolkien?

«La mia casa è e rimane Forza Italia, in attesa che si ricostruisca un centrodestra unito. Ma c'è ancora tanta incertezza, e questo spiega la situazione così fluida nei partiti, in tutti i partiti».

E la mancanza di un astro nascente in grado di guidare alla riconquista della città. Se dopo ventuno anni stiamo ancora ad «Antonio Cicchetti sindaco» qualcosa non ha funzionato nella leva politica della destra reatina?

«Il deficit di classe dirigente è comune a tutti. E' lo è ai partiti come al mondo delle imprese o delle professioni. Ma se qui come altrove (per esempio a Napoli, con il ritorno in campo di Antonio Bassolino, ndr) si ricorre ai sindaci del passato una ragione ci sarà, non credo che ci sia un impazzimento generale. Né può valere per me il principio dell'età che non vale per sindaci e governatori del centrosinistra: Carlo Pisapia, Piero Fassino e Vincenzo De Luca sono tutti del '49. Sono tutti più grandi di me. E comunque sarebbe solo per cinque anni: il tempo per qualche giovane di emergere, fare valere le sue qualità e per me di chiudere in bellezza la mia lunga stagione politica che mi ha già visto sindaco per nove anni».



In vent'anni è cambiato il mondo, e anche più di una volta. Nel 2012 la città si è risvegliata a sinistra dopo il ventennio di destra, tra un anno e mezzo, quando si voterà, si presenteranno probabilmente nella competizione elettorale anche i Cinque Stelle: nella sua cassetta molti attrezzi sono ancora quelli del Movimento sociale italiano...

«Alt, io la bottega di partito non l'ho mai usata. Ho sempre parlato a tutti, indistintamente io, sennò quando mi ripresentai (nel 1998, ndr) non avrei preso il 62 per cento dei consensi. Nel 2012 si è chiuso un ciclo politico, la città aveva bisogno di qualcosa di nuovo e pensò di trovarlo in Simone Petrangeli, che all'epoca aveva 37 anni. Ma non mi sembra ci siano stati grossi benefici se anche da quel mondo si guarda ora a me. E credo di potermi rivolgere anche al Movimento Cinque Stelle, in nome di un'onestà mai scalfita in tanti anni di amministrazione pubblica».

Fino a questa citazione davanti alla Corte dei Conti per le consulenze alla «Carlo Latini & Associati, arrivata proprio in questi giorni».

«Non si finisce mai di imparare. Dopo averlo letto dai giornali, ieri finalmente ho ricevuto una telefonata nella quale mi si comunicava la notifica della Corte dei Conti. Notifica in cui mi si contesta un danno erariale di 6mila e 420 euro che avrei arrecato all'ente Comune tra il 2010 e il 2012. Ora, anche i muri ricordano benissimo che mi dimisi da assessore nel lontano novembre del 2004 e non misi più piede in Comune se non per qualche convegno. Ma non mi sottraggo al tema e il tema, già nel 2001, era quello del controllo della gestione economico-finanziaria del Comune. Fui io ad istituirlo nel 2001, affidandolo a una dipendente che asseriva di saperlo fare bene. Ma dopo un anno non era successo niente e così, un po' alla disperata, si cercò una soluzione esterna e la scelta cadde sulla società di Carlo Latini».

Che idea si è fatta di questa vicenda?

«La verità è che Carlo Latini, la sua società i suoi report di gestione li ha fatti eccome, come credo potrà testimoniare la montagna di carte che Latini ha presentato in Tribunale o come potrebbe riferire chi partecipò a commissioni consiliari nelle quali lo stesso Carlo Latini intervenne per illustrare i suoi report. Report che però qualcuno ha fatto finta di non vedere, forse perché erano diventati scomodi».

E lei muore dalla voglia di tornare in Comune? 'Mpicciarella, per dire, è andato in pensione già nel lontano 2000.

«Ma se se ricandida lo voto, pure se sono stato sempre un socialista - dice Luigi - 40 anni ho lavorato in Comune e per me i sindaci migliori sono stati De Julis e Antonio Cicchetti. Non ci piove».

Profondo Novecento: e col futuro come la mettiamo? E' in atto un riassetto istituzionale convulso, la crisi economica lascerà dietro di sé un mezzo deserto, a Rieti più che altrove. A lei, in qualità di sindaco, fu rimproverato di avere molta dimestichezza con l'ordinaria amministrazione, poca o nulla però con una visione strategica di città e di futuro.

«Falso. Fui io a spingere per il distretto dell'intrattenimento, con dentro l'autodromo di Formula 1, l'ippodromo, il teatro, e la Salaria e la ferrovia da rinnovare e ampliare, due obiettivi che abbiamo inseguito per decenni. Il Ministero ci fece i complimenti per quel progetto, ma la Regione Lazio ci boicottò... Oggi bisogna rimettere in moto qualcosa del genere perché la città è totalmente immobile, ferma, paralizzata. Né si può pensare di risolvere tutto mettendo la bandierina della pace al balcone».

Antonio Cicchetti è già sceso in campagna elettorale, una lunga campagna elettorale.

Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 01:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

L'approfondimento di oggi