Rieti, ex postina: i nodi del cancello aperto e delle chiavi. I video dell'intervista al nipote Valerio

La casa di Cerchiara
di Emanuele Faraone
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Giovedì 10 Novembre 2022, 00:10

RIETI - Ci sono ancora punti oscuri, dettagli da chiarire nel giallo sulla scomparsa e la morte di Silvia Cipriani. Dopo l’onda lunga dei prelievi di dna e rilevamento delle impronte digitali a parenti e conoscenti che frequentavano l’ex postina in pensione, è stato Valerio Cipriani, nipote della 77enne, a chiarire alcuni importanti aspetti legati alla vicenda, nell’ambito di una commossa intervista con la cronista di Rai 1 di “La vita in diretta”.

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Ieri ospite in studio con il conduttore Alberto Matano, anche uno dei legali di Valerio, l’avvocato Luca Conti. «Preciso che Valerio Cipriani risulta anche persona offesa. Presumiamo che sia indagato perché proprietario del veicolo in uso alla zia, nonché della proprietà di Cerchiara, dove la donna viveva. È stato un atto dovuto per avere anche garanzie difensive. Se si fosse trattato di omicidio e sussistessero elementi probatori nei confronti di Valerio sarebbe stata emessa una misura cautelare. In questo momento alcune situazioni e alcuni ricordi non sono congruenti, ma credo sia tutto legato a ricordi confusi e non focalizzati bene».

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Gli interrogativi. Poi gli interrogativi sul cancello che rimane aperto per tre giorni, senza che lo zio Leonino si preoccupasse o lanciasse l’allarme e il mistero delle chiavi che aprivano la serratura di quell’inferriata: zio Leo aveva dichiarato di non possedere quelle chiavi quando invece, a memoria di Valerio Cipriani, l’uomo ne avrebbe avuto in uso un duplicato. «Zia chiudeva sempre il cancello, era metodica ma, a volte, se era in zona, non lo richiudeva - prosegue Valerio. - So che zio Leo aveva una copia delle chiavi in un piccolo ovile vicino alla tenuta. Non ho mai avuto un solo dubbio su zio Leonino, tra noi c’è un legame forte. Il suo comportamento lo trovo legato a una sua vicissitudine personale, in quanto stava perdendo una persona a lui cara ed era distratto da problemi molto gravi, io ci sono passato e so che non è una sua colpa». Chiare anche le parole dell’altro legale di fiducia del 42enne, l’avvocato Domenico Orsini, sul luogo del presunto omicidio: «Come difensori preferiamo non avventurarci in ipotesi che non abbiano riscontri oggettivi. Immagino, però, che se qualcosa sia accaduto, sia successo nella casa di Cerchiara o nelle sue pertinenze». E poi ancora sull’alibi di Valerio: «Giovedì Valerio è al lavoro, torna alle 21 e ordina una pizza a Rieti. Il venerdì arriva sul luogo di lavoro alle 8 e torna alle 20, sabato riparte alle 7 circa e torna intorno alle 14, poi riceve la telefonata di Leonino che dà l’allarme - spiega l’avvocato Conti. - Se c’è stata un’azione violenta crediamo sia accaduta a Cerchiara e non nei boschi di Montenero». Infine il giallo dei vani ritrovati aperti nella casa di Valerio a Cerchiara: «Di anomalo vidi cantina e granaio aperti. Non ho dato peso alla basculante del garage alzata perché era normale, lo faceva spesso, era nelle sue abitudini», chiude Valerio Cipriani. Non si esclude l’ipotesi che la Procura di Rieti possa arrivare ad iscrivere un secondo soggetto nel registro degli indagati: ora gli elementi in mano agli inquirenti sono molti.

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