Esplosione del 2018 sulla Salaria, parla uno dei sopravvissuti: «Sono stato fortunato sono tornato alla vita grazie al mio Filippo»

Marcello Del Re
di Raffaella Di Claudio
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Domenica 5 Dicembre 2021, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 08:45

RIETI - Non è più il Marcello del 4 dicembre 2018. Non solo perché ha tre anni in più, ma perché il 5 dicembre di quell’anno una cisterna è esplosa investendolo con le sue fiamme e costringendolo prima a lottare per la sopravvivenza poi a ricostruire, tassello dopo tassello, una vita nuova. Marcello Del Re, 36 anni di Borgo Quinzio di Fara Sabina, è uno dei 18 feriti sopravvissuti all’esplosione della cisterna nel distributore “Ip” situato al chilometro 39 della statale Salaria. Una tragedia che ha tolto la vita al vigile del fuoco reatino Stefano Colasanti e al 30enne di Borgo Santa Maria (Roma), Andrea Maggi, segnando per sempre quella di chi ce l’ha fatta, come Marcello. All’improvviso si è trovato sull’orlo di un precipizio, ma ha avuto la fortuna di avere un appiglio: che il 16 dicembre compie cinque anni e si chiama Filippo. 
Cosa rappresenta per lei il 5 dicembre? 
«Dopo 3 anni, ogni volta che mi avvicino a questa data, riaffiorano i ricordi, non piacevoli, di quel giorno. Ma anche la consapevolezza di essere stato fortunato. Sono potuto tornare a casa dalla mia famiglia, dai miei amici, ma soprattutto da mio figlio Filippo, che più di ogni altro è stato la mia forza. Se non ci fosse stato lui, non so se ce l’avrei fatta. È stata la voglia di tornare da lui a spingermi a combattere nel mese in cui sono stato ricoverato in ospedale (di cui 24 giorni in Terapia intensiva). Doveva ancora compiere due anni e il giorno del suo secondo compleanno io non c’er». 
E quando vi siete rivisti? 
«Mi aveva lasciato che avevo capelli lunghi e barba. Sono tornato rasato a zero, senza barba, molto dimagrito, pieno di fasciature, e non mi ha riconosciuto. Aveva quasi timore di avvicinarsi. È stato un trauma per me, che non dimenticherò mai. Nello stesso tempo è stato il mio motore. Ricostruire il rapporto con lui è stata la mia unica ragione. Non è stato semplice, ma giorno dopo giorno abbiamo imparato a (ri)conoscerci. Ha capito che avevo avuto un incidente e che ero sempre il suo papà. Tutto è ruotato e ruota ancora intorno ai suoi occhi». 
Come è la sua vita oggi? 
«Oggi, ancora devo fare costanti medicazioni e ho tantissimi segni sul corpo. Ho recuperato quasi del tutto la mia quotidianità, tranne lo sport. Giocavo a calcio e ci ho pure riprovato, ma non è possibile. Sul lavoro, nella mia azienda agricola, ho dovuto cambiare delle cose. Mi occupo soprattutto della vendita e del rapporto con la clientela, visto che non posso essere esposto a polvere, sole e alcune mansioni non riesco più a svolgerle. Anche le vacanze sono cambiate. Sono tornato al mare, ma resto in spiaggia solo un paio di ore, la mattina presto. Tengo sempre la maglietta per non prendere sole e per non fare vedere “questi segni” a Filippo». 
Ma è sereno? 
«Sì, sono sereno. Sicuramente sono un altro Marcello. Sono consapevole di quello che ho vissuto che mi ha cambiato profondamente la vita. Ma ho imparato a dare il giusto valore alle cose, anche alle più piccole. Ho capito quanto sia importante aiutare chi si trova in difficoltà, ho conosciuto persone che hanno vissuto quell’esperienza come me. Persone più grandi con le quali ho stretto un legame speciale. È stata molto dura, ma la mia fortuna è non essere stato solo. C’erano mio figlio, la mia famiglia, i miei amici, i miei clienti». 
E se dovesse scegliere una foto per accompagnare questa intervista? 
«Sceglierei una foto che mi rende felice». Come quella in cui ride insieme agli amici di sempre.

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