Fara Sabina, giustizia dopo 22 anni: il Comune adesso cerca una transazione

Consiglio di Stato
di Raffaella Di Claudio
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Martedì 24 Maggio 2022, 00:10

RIETI - Dal Consiglio di Stato, ora, la vicenda giudiziaria che da 22 anni vede contrapposti il Comune di Fara Sabina e il ristoratore farense Arnaldo Trevisani si sposta in municipio. Alla luce di una sentenza che riconosce le ragioni del ristoratore, difeso dall’avvocato Antonio Perelli e stabilisce che entro 90 giorni il Comune dovrà formulare un’offerta risarcitoria, per l’Ente si prospetta un ingente esborso. La spesa, con probabilità, non sarà inferiore al milione di euro e per le casse dell’Ente, già provate dal predissesto finanziario, il compito più arduo sarà rispettare i dettami della sentenza e far quadrare i conti. Il sindaco di Fara Sabina, Roberta Cuneo, precisando che si tratta di una questione ereditata dalle passate amministrazioni, si dice pronta a interloquire con la controparte. «Si tratta di una vicenda che viene da molto lontano e che abbiamo ereditato dal passato - esordisce Cuneo. - Oggi c’è una sentenza che va rispettata e su cui cercheremo una interlocuzione. Resta l’amarezza per un contenzioso durato vent’anni, che forse poteva essere risolto diversamente, a beneficio di entrambe le parti». Il commento è telegrafico, ma rimanda, neanche troppo velatamente, alle responsabilità di chi l’ha preceduta, visto che la storia ha avuto inizio quando era sindaco Tarso Venti (in carica dal 1997 al novembre 2000) e di fase in fase ha riguardato tutte le amministrazioni: da quella Leggio a quella Mazzeo, per arrivare all’era Basilicata. Spulciando sull’albo pretorio, spunta una delibera di giunta del novembre 2014 che autorizza l’allora sindaco Davide Basilicata a costituirsi nel giudizio promosso dalla famiglia Trevisani davanti al Tar del Lazio. Ora, 22 anni dopo, bisognerà attendere la fine di luglio per conoscere i dettagli della proposta dell’Ente e capire in quali termini si arriverà a chiudere la transazione. Nell’offerta risarcitoria dei danni per lucro cessante, secondo il Consiglio di Stato, il Comune dovrà tenere conto di durata della lite, spese legali, rivalutazione monetaria.

Le tappe. Nel 2000 il ristoratore presentò una concessione in sanatoria, respinta dal Comune che sosteneva che l’area risultava gravata da uso civico, salvo poi essere smentito nel 2006 dal commissario per la liquidazione degli usi civici, che dichiarava che il terreno non era gravato da alcun uso civico. Nel 2007, Trevisani presentò al municipio una richiesta di risarcimento pari a due milioni di euro e nel 2010, il tribunale inflisse a Fara una condanna di poco superiore ai due milioni. Seguì l’opposizione dell’Ente, il ricorso al Tar nel 2014 di Trevisani, rigettato nel 2019. Fino all’approdo, con la difesa di Perelli, al Consiglio di Stato, che oggi riconosce le ragioni di Trevisani, individuando il nesso di causalità tra la mancata ripresa dell’attività del ristorante e il respingimento, da parte del Comune, della richiesta di sanatoria sulla base di un uso civico inesistente.

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