Rieti, allagamenti della Piana reatina e rimborsi negati: è bufera

Piana reatina allagata a gennaio 2021
di Giacomo Cavoli
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Venerdì 20 Maggio 2022, 00:10

RIETI - Scatena reazioni politiche e infiammati commenti social, la notizia pubblicata ieri da Il Messaggero sulla possibilità che, dati alla mano, non ci sarà alcun rimborso per le famiglie e le imprese vittime dell’alluvione che tra il 25 gennaio e il 16 febbraio 2021 devastò la Piana Reatina a causa della piena dei fiumi Salto, Turano e Velino. Constatazione, quella de Il Messaggero, dettata dall’aver messo in fila il mancato riconoscimento dello stato di emergenza da parte del dipartimento di Protezione civile della presidenza del Consiglio dei ministri (come invece richiesto dalla Regione Lazio) e il fatto che i rimborsi erogati dall’Agenzia regionale di Protezione civile ai Comuni reatini colpiti dall’alluvione comprendessero soltanto gli interventi urgenti posti in atto dagli enti e non anche i rimborsi agli alluvionati. «Forse, la strada resta quella di processi a carico di eventuali responsabili», aveva spiegato ieri l’assessore alla Protezione civile del Comune di Rieti, Onorina Domeniconi. Ma dopo diversi esposti presentati in Procura, al momento non risultano indagati.

Officina politica. A livello politico, ad intervenire è l’associazione Nome Officina Politica, anche lista in appoggio al candidato sindaco del Terzo Polo, Carlo Ubertini. «Apprezzamento a Il Messaggero, che nella propria attività di cronaca ha svolto il lavoro che avrebbe dovuto compiere l’assessore alle Attività produttive (Daniele Sinibaldi) o il consulente della Regione sulle tematiche locali (Simone Petrangeli): ottenere atti, non chiacchiere, relativi ai rimborsi per le alluvioni 2021 – scrive l’associazione - Sinibaldi e Petrangeli avrebbero così avuto contezza di ciò che Nome Officina Politica aveva affermato 18 mesi fa: il pericolo che nessun rimborso sarebbe giunto ai privati cittadini ed alle attività produttive da parte del concessionario, visti gli atti in essere e guardando alla storia delle alluvioni del 2010. Perché la responsabilità della gestione degli invasi e dei fiumi incombe non solo sul concessionario, ma anche sulla Regione, che prima ha consentito che l’alveo dei fiumi fosse lasciato nell’abbandono totale, e a danno intervenuto si è lanciata nello scempio ambientale denunciato anche da Wwf con il “taglio raso e l’estirpazione di ogni forma di vegetazione dagli argini e dalle sponde”, lavoro eseguito nel 2022 con procedure di “somma urgenza” – a buoi scappati – offerte dalla applicazione di una ordinanza consiglio dei Ministri del novembre 2018. Nel frattempo – prosegue Nome Officina Politica - nessuna voce giunge a Rieti dal consiglio regionale sulla proposta di legge 293 del 2021 per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, che comprende, tra l’altro, questioni di manutenzione delle aste fluviali e possibilità di ristori economici (annuali e continuativi) al territorio: sul tema, è il caso di rammentare, nei giorni successivi alle alluvioni, le parole dell’assessore regionale alla Tutela del territorio Mauro Alessandri, che assicurava il coinvolgimento dei territori. A “casa nostra” continuano mancare atti concreti: dopo aver disertato le audizioni in Regione, sia dalla Provincia che dal Comune a guida centrodestra, non appare alcun intervento del Pd e del M5S attraverso i propri rappresentanti. Tutto questo, mentre andrebbero dibattuti i temi della tutela ambientale, dello sfruttamento economico, sulla gestione della sicurezza, richiamati da Nome nel proprio “dossier idroelettrico” e da Carlo Ubertini rispetto ai temi della sostenibilità delle politiche di sviluppo». 
Sconfortato anche il presidente del Comitato Piana Reatina, Alvise Casciani: «Famiglie ed imprese hanno subìto danni a causa dell’alluvione. Ma gli agricoltori non possono essere abbandonati in questo modo: hanno sostenuto le spese per la semina, senza tuttavia poter raccogliere. Dunque, è giusto che si trovi un modo per indennizzarli».

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