Rieti, cibo, aria e persone: la preparazione segreta degli atleti olimpici

La triplista bulgara Gabriela Petrova (foto Meloccaro)
di Sabrina Vecchi
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Venerdì 24 Maggio 2024, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 12:24

RIETI - «Come si chiama? Boh,... una cosa che finisce pe’ ova». Sorrideranno sdegnati, quelli con la perenne puzza sotto il naso, leggendo le parole dette da uno dei curiosi che in questi giorni gravitano intorno allo stadio “Raoul Guidobaldi”. Invece, è proprio questa genuinità tutta provinciale che ha sempre consentito a Rieti di essere uno dei posti privilegiati per la preparazione degli atleti di fama mondiale. Lo conferma - semmai servisse ancora - Gabriela Petrova, triplista bulgara arrivata da pochissimi giorni in città: «Conosco bene questo posto, ci sono stata tante volte e mi lega una lunghissima amicizia con Simone Collio e la moglie Ivet. L’organizzazione è piccola ma eccezionale, il clima e la pista ottimali, c’è molto verde, è l’ideale per la nostra preparazione».

The people. Sulla cosa più bella di tutte, anche la Petrova non ha dubbi: «The people!». Insomma, è la gente reatina che piace. Paradossalmente proprio perché i cittadini di Rieti spesso degli atleti manco sanno neppure il nome, il palmares, la storia, ma sono abituatissimi a vederli, con i pantaloncini e lo zaino in spalla, mentre si avviano verso il campo. Insomma, gente di casa, e se sei un supercampione è uguale. 
«Qui nessuno ti disturba, ci sono tempi lenti, non c’è traffico e puoi girare la città tranquillamente a piedi – prosegue Gabriela Petrova – noi finiamo alle 15 di allenarci, dopo ne approfitto per riposare, oppure per una passeggiata e un po’ di relax.

Capita che io vada al centro per un drink o un caffè, l’hotel dove alloggio è molto vicino alla pista, comodissimo». Altro punto di forza, le acque e la montagna a due passi: «Sono stata varie volte sul Terminillo, lo conosco. Non escludo di tornarci anche quest’anno, preparazione permettendo. Sarò qui a Rieti fino alle gare di Roma, poi tornerò di nuovo per gli ultimi allenamenti prima di partire per le Olimpiadi di Parigi».

Carico e scarico. Il clima, sulla pista azzurra tirata a lucido del Guidobaldi, è concentratissimo ma estremamente disteso, con musica disco di sottofondo. Coach Rana Reider, cronometro alla mano, procede a seguire i suoi atleti con una serrata tabella di marcia quotidiana, esercizi specifici per velocisti e il supporto di attrezzature all’avanguardia. Ma non mancano i sorrisi, e ormai ci si dà del tu senza tanti formalismi. Al punto che non ci pensa due volte, il figlio Rees, che lo assiste nella logistica, a proporsi per aiutare a scaricare le oltre tremila bottigliette di “Acqua Cottorella” arrivate ieri mattina a disposizione degli atleti. «È bello perché familiare, stiamo bene – dice la triplista bulgara – si va a letto presto e non c’è nessuna confusione, ci aiuta a concentrarci». A metà mattina, un salto nella palestra del campo per il sollevamento pesi, sotto l’attenta supervisione di coach Atanasov che la segue passo passo, poi due chiacchiere con gli addetti al campo e giusto il tempo per girare con il cellulare un video del Terminillo dal campo del Guidobaldi, da mandare agli amici.

La tentazione a tavola. Tra poco è ora di pranzo, Gabriela è pronta per avviarsi verso il vicino hotel Serena: «Il cibo qui è superlativo, ma purtroppo devo contenermi tantissimo durante la preparazione atletica, altrimenti non so quanta pasta mangerei! Ma negli anni sono tornata a Rieti fuori dalle competizioni, in vacanza, così ho potuto mangiare tutte le vostre specialità senza dovermi per forza limitare». Insomma, via libera alla pasta. Coll’ova o senza.

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