Officine Varrone, l'ex assessore
Andrea Cecilia condannato a nove
mesi di reclusione per i lavori al
polo culturale. Tutte le condanne

Martedì 17 Luglio 2018 di Massimo Cavoli
Veduta dall'alto del polo culturale, al centro della foto
RIETI - L'ex assessore all'Urbanistica del Comune di Rieti, Andrea Cecilia, condannato a nove mesi di reclusione per i reati di falso e abuso edilizio, Innocenzo de Sanctis a cinque mesi di arresto e a 60mila euro di ammenda per abuso edilizio ma assolto per l'accusa di falso. Giuliano Turchetti, funzionario del Genio civile condannato a sei mesi di reclusione, due mesi di arresto invece per l'imprenditore Mario Ferretti che ha eseguito i lavori. Ferretti è stato condannato anche a 40mila euro di ammenda. Infine, due mesi di reclusione per l'architetto Paolo Lancia.

Pena sospesa per Cecilia e De Sanctis. De Sanctis, Andrea Pinchi e Roberto Seri sono inoltre stati assolti per alcuni reati minori perché il fatto non sussite. Per altri reati di abuso edilizio è stata poi dichiarata la prescrizione  per Cecilia, De Sanctis e Ferretti.

Il Tribunale monocratico ha infine disposto la sistemazione delle opere abusive sotto la supervisione dei beni culturali. La sentenza è arrivata a quattro anni dal sequestro, avvenuto nel 2014 da parte di procura e polizia giudiziaria forestale, e dopo due anni di udienze dibattimentali, al termine delle quali il pubblico ministero, Lorenzo Francia, aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione per il progettista Andrea Cecilia, sei mesi di arresto per l’ex presidente Innocenzo de Sanctis (chiesta l’assoluzione dal falso), quattro mesi di arresto per Mario Ferretti, 8 mesi di reclusione per Giuliano Turchetti e due mesi per Paolo Lancia, questi ultimi due imputati di falso per le certificazioni sottoscritte in merito all'intero collaudo del polo culturale e al rilascio del certificato di conformità antisismica per l'ex chiesa, 400 euro di multa per il geologo Roberto Seri e, infine, l’unica assoluzione era stata sollecitata per Andrea Pinchi, amministratore della società umbra che eseguì i lavori per installare l’organo nell’ex chiesa sconsacrata di San Giorgio.

L'intero processo ha riguardato l'accertamento della natura dell'intervento: restauro, come sostenuto dalla difesa della Fondazione, o ristrutturazione edilizia (tesi della procura), che avrebbe richiesto la presentazione di un piano di recupero per ottenere la necessaria concessione. L'architetto Cecilia, nel difendersi, ha puntato il dito verso l'ex consiglio della Fondazione che avrebbe impresso un'accelerazione ingiustificata al completamento delle pratiche urbanistiche solo per inaugurare il polo culturale, impedendo in questo modo di perfezionare la pratica del cambio di destinazione d'uso della biblioteca, uno degli immobili sequestrati: «A Largo San Giorgio è stata realizzata un’operazione urbanistica nel pieno rispetto delle norme e della riqualificazione urbana», ha detto.

In precedenza, la Fondazione Varrone aveva già pagato 154 mila euro per ottenere dal Comune la sanatoria per gli abusi edilizi - ma il tribunale negò il dissequestro del polo culturale non essendo stato ancora chiarito all'epoca se si trattava di restauro o ristrutturazione - 10mila euro per le violazioni antisismiche e altri 5000 euro per ottenere dalla Soprintendenza ai beni culturali il nullaosta in relazione alla mancata richiesta dell’autorizzazione  per eseguire opere di restauro e risanamento. Complessivamente, l'ente di via dei Crispolti ha già sborsato 169 mila euro, ma le Officine continuano a restare chiuse. Ultimo aggiornamento: 15:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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