Rieti, reatino morì per overdose: assolti i quattro imputati

Tribunale (Archivio)
di E.F.
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 08:47

RIETI - Per la morte sopraggiunta a seguito di overdose del 42enne E.I., tutti assolti i quattro imputati a processo. Erano accusati, in concorso, di essere responsabili della morte dell’uomo reatino, avvenuta il 17 ottobre del 2014, per avergli ceduto una delle dosi di eroina che, verosimilmente, si rivelò poi letale. Un lungo processo in cui, davanti al giudice del tribunale di Rieti, sono comparsi numerosi testi tra amici della vittima, conoscenti, soggetti ritenuti informati sui fatti, operanti della polizia di Stato e persone legate al mondo della tossicodipendenza locale. Il pubblico ministero in aula aveva sollecitato, per tutti, una condanna a 9 mesi. Nei confronti degli imputati c’è stata invece sentenza di assoluzione «per non aver commesso il fatto», sostanzialmente in accoglimento delle tesi avanzate dai legali difensori (avvocatesse Morena Fabi, Sara Principessa, Daniela Munzi e Paola Fasciolo) che avevano evidenziato come, nel corso dell’intera istruttoria dibattimentale, non fossero in alcun modo risultate responsabilità o rilevanze fattuali e commissive rispetto alle contestazioni ascritte dalla Procura, non essendo inoltre stata ricostruita o ritenuta plausibile la rete di contatti e di rapporti intercorsi tra la vittima e gli imputati nonché, da ultimo, l’assenza dell’elemento probatorio più importante: il raggiungimento della prova della cessione di stupefacenti, una dose delle quali si rivelò poi tragicamente fatale per il giovane ritrovato senza vita. Inutile ogni tentativo di soccorso da parte del 118.

Le indagini
A seguito delle indagini condotte dalla Squadra mobile di Rieti e sulla scorta di alcune persone ascoltate a sommarie informazioni testimoniali, soggetti più o meno noti alla polizia per precedenti penali specifici e una serie di intercettazioni telefoniche, gli investigatori erano poi risaliti ai quattro presunti responsabili, successivamente finiti a giudizio. Un’indagine non senza difficoltà, che si andò a scontrare contro un generalizzato muro di omertà. Inoltre, l’assenza di testimoni presenti al momento del decesso del reatino aveva reso ancor più complessa l’attività investigativa.

La vicenda
In particolare, gli agenti avevano poi accertato che due di loro, che quasi giornalmente si recavano a Roma per rifornirsi di eroina e metadone cloridrato da spacciare nel territorio reatino, avevano realizzato - al tempo - un vero e proprio monopolio di spaccio nel capoluogo sabino. Gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra mobile avevano così consentito al Gip del tribunale di Rieti di emettere le relative ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti degli indagati, rimanendo poi a disposizione dell’Autorità giudiziaria per rispondere dello spaccio di sostanze stupefacenti e di quelle che erano state considerate loro responsabilità nel decesso del 42enne.

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