Rieri, dopo le piogge la nuova
emergenza si chiama frane
domenica Velino nero per cenere
e fango venuti giù dal Monte Giano

Martedì 12 Settembre 2017 di Alessandra Lancia
RIETI - Il Velino era nero, domenica, durante le forti piogge che hanno rovesciato su Antrodoco cenere e fango dal Monte Giano. Nessuna arrabbiatura, solo i postumi di un incendio durato 10 giorni ma i cui effetti rischiano di sentirsi per i prossimi mesi.

«A Rapelle la situazione è tornata sotto controllo: abbiamo mandato le ruspe a ripulire il fosso e anche quello poco distante – dice il sindaco Alberto Guerrieri, passato nell’arco di due settimane dalla difesa dal fuoco e quella dall’acqua – Quello che ci preoccupa è tutto il fronte di fossi e torrenti rimessi in moto dall’incendio: il Cerdolimoli e la Mentuccia in particolare, ma anche altri di cui con gli anni si era persa memoria».

Senza più difese a monte – e la difesa principale era la pineta e il «Dvx» disegnati nel 1939 sul Giano dagli allievi della Scuola Forestale di Cittaducale – rischiano di trasformarsi in piste da discesa, e scaricare tutta la loro potenza sul paese sottostante. «Per mettere in sicurezza il costone non bastano le ruspe comunali, serve un piano di intervento preceduto da una analisi geologica – riprende il sindaco – Avevamo già scritto al presidente della Regione Nicola Zingaretti subito dopo gli incendi per richiamare l’attenzione sul rischio idrogeologico. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho sentito l’assessore regionale Fabio Refrigeri che ci ha garantito un budget per programmare gli interventi di salvaguardia».

Ma il tempo è tiranno: ieri altre piogge si sono abbattute sulla zona, fortunatamente abbastanza ben diluite nell’arco dell’intera giornata. «Della pineta di Monte Giano è rimasta cenere – dice ancora Guerrieri – roba che non si scioglie nemmeno con la pioggia. Tutto materiale che prima o poi precipiterà a valle», dice. La prima, importante, azione da fare dopo gli incendi che hanno attraversato per giorni le montagne del reatino – lo ricordava giusto una settimana fa dalle pagine de Il Messaggero il professor Bartolomeo Schirone, coordinatore del corso di studi di Scienza della Montagna dell’Università di Rieti – è quella di bonificare i boschi, ripulirli da tronchi bruciati e massi liberi.

PROGETTO CERCASI
Poi passare alle briglie e alle palizzate, specie nei tratti più scoscesi. Ma per questo serve una progettualità e delle risorse di cui spesso i Comuni sono sprovvisti. Domenica, il filmato drammatico postato da un allevatore di Rapelle (pubblicato su www.ilmessaggero.it/RIETI), con l’acqua grigia che scendeva a valle a una velocità e una potenza impressionante, è un campanello d’allarme che suona. Purché ci sia qualcuno in ascolto. Ultimo aggiornamento: 13:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA