Rieti, “Libia, dal colonialismo alla crisi del nuovo millennio”, il libro del reatino Marco Gregori

Venerdì 26 Giugno 2020
RIETI - “Libia, dal colonialismo alla crisi del nuovo millennio” è il titolo del libro scritto dal reatino Marco Gregori, giovane laureato in Relazioni Internazionali, pubblicato dalla casa editrice Eiffel Edizioni. Il volume (inizialmente previsto a marzo ma rinviato causa emergenza covid-19) è andato in stampa in questi giorni ed è ufficialmente disponibile al pubblico. 

Il libro ripercorre le relazioni fra Italia e Libia a partire dagli inizi del Novecento per arrivare alla crisi attuale ancora in svolgimento, evidenziando in particolare i rapporti di forza, interessi e attori che operano in prima linea e dei rispettivi partner esteri. Ho inoltre raccolto anche alcuni pareri autorevoli inseriti in Appendice oltre alla Prefazione del professor Paolo Soave, docente all'Università di Bologna.

Dalla prefeazione del professor Paolo Soave
È la storia a dirci come – pur relegata a un ambito minore – la densa trama intessuta fra Roma e Tripoli abbia rappresentato in differenti epoche la direttrice realmente autonoma e creativa della politica estera italiana. La cesura storica e politica rappresentata dal 1945 sembrò spezzare definitivamente il legame italo libico. Il trattato di pace imposto dai vincitori del secondo conflitto incluse anche la Surrender of Rights coloniale: da un lato gli anglo americani ritennero che l’Italia non fosse più in grado di sostenere il fardello coloniale, dall’altro essi si appropriarono di una importante base strategica del Mediterraneo.

Nel 1956 un accordo bilaterale avviò le relazioni italo libiche postcoloniali, aprendo alle iniziative di Enrico Mattei. Fu De Gasperi a favorire la nascita dell’Eni e a porvi a capo proprio Mattei, il quale professò e praticò l’autonomia energetica dell’Italia nel nuovo contesto della liberazione del Terzo Mondo. Questo paradigma, dietro il quale si celava la sempre vitale e capace diplomazia italiana, fu messo duramente alla prova nell’estate del 1970 quando il nuovo leader libico, Gheddafi, espulse la comunità italiana. In realtà precisò da subito di non voler eliminare i rapporti con l’Italia quanto ricostituirli su basi diverse. Ad elaborare la risposta all’Onu a quella traumatica decisione fu soprattutto, in veste di ministro degli Esteri, Aldo Moro, fra i più pazienti e riflessivi protagonisti della politica italiana del secondo dopoguerra.

Sopravvissuto alla guerra fredda, Gheddafi conobbe nei primi anni 2000 un’inattesa e sorprendente riabilitazione. Ripudiato il terrorismo internazionale, egli divenne un prezioso partner strategico dell’Occidente e in particolare dell’Ue nel contenimento dei flussi migratori mediterranei. Le primavere arabe poi sono state, come noto, il contesto entro il quale alcune potenze occidentali hanno potuto regolare conti vecchi e nuovi con il perturbatore Gheddafi.

Marco Gregori ha il merito di aver proposto una ricostruzione puntuale, articolata e analitica del lungo corso dei rapporti italo libici, sopravvissuto ai profondi cambiamenti politici verificatisi nei due paesi e negli scenari internazionali. Ci ricorda soprattutto quanto l’attacco all’integrità libica, e alla Special Relationship fra Roma e Tripoli, abbia contribuito a rendere il Mediterraneo fonte di instabilità, come dimostra l’attualità.  © RIPRODUZIONE RISERVATA