Rieti, schiamazzi al John Silver: condannato il titolare

La protesta
di Renato Retini
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Venerdì 5 Marzo 2021, 00:10

RIETI - È stata la storia delle lenzuola esposte in modo plateale da un condomino di un edificio di via della Verdura, per protestare contro gli schiamazzi provocati dai clienti di un pub affacciato sul fiume, con veranda e tavoli, accompagnata da polemiche politiche arrivate a interessare l’ex giunta comunale a guida Petrangeli, e da un temporaneo sequestro dei locali da parte dell’Asl perché non era stato adeguato alla normativa il bagno per soggetti disabili. Vicenda approdata pure alla Regione, con l’interrogazione presentata da un esponente del Movimento 5 Stelle, pronto a chiedere la revoca della concessione amministrativa rilasciata al John Silver, evocando rischi idrogeologici derivanti da un’eventuale esondazione del Velino. Ma è stata, soprattutto, la guerra tra il gestore del locale e un inquilino che abita al piano superiore, promossa a caso cittadino, e per questo diventata divisiva tra chi difendeva il John Silver e chi tifava per il condomino, a causa dei lamentati rumori che impedivano agli altri proprietari di riposare la notte.

Le tappe
Lo scontro, dopo l’apparente quiete seguita alla chiusura della veranda, non si è però mai fermato e si è concluso con una sentenza emessa dal giudice monocratico che ha condannato il titolare del locale per disturbo della quiete pubblica, epilogo delle diverse querele (riunificate in un unico procedimento, insieme alle opposizioni ai decreti di condanna penale emessi dal giudice nei confronti del titolare del locale Giorgio Giannecchini) presentate dall’avvocato Carlo Chiattelli per conto del geologo Riccardo Menotti, l’inquilino del piano superiore. Giannecchini, (difeso dall’avvocato Emanuele Chiarinelli), dovrà pagare un’ammenda di 600 euro trattandosi di un reato contravvenzionale, ma anche le spese processuali e il risarcimento danni (tremila euro) alla parte civile. Nelle motivazioni della sentenza, depositate nei giorni scorsi, il tribunale ha ricostruito il rapporto tra i due rivali, descritto di «aspra conflittualità», richiamando i cento esposti presentati a varie autorità dal geologo in merito ai ripetuti superamenti del limite di legge dei decibel (confermato dalle analisi dell’Arpa) prodotti dai rumori, e ai possibili pericoli derivanti dall’attività avviata nell’alveo del Velino, e raccogliendo la deposizione dell’imputato, che si è difeso evocando dispetti da parte del querelante, come reazione all’attività del pub, e i tentativi (vani) di risolvere la situazione cercando soluzioni per ridurre i rumori. Niente da fare, e forse se ne riparlerà in appello.

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