Gli immigrati in città: situazione
sempre più tesa e convivenza
difficile, il caso di via Consoni

Gli immigrati in città: situazione sempre più tesa e convivenza difficile, il caso di via Consoni
di Emanuele Faraone
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Giovedì 13 Settembre 2018, 07:36 - Ultimo aggiornamento: 13:30

RIETI - Se ne parla al bar, dal barbiere, al panificio, nel negozio di modellismo. L’arresto del romeno che ha aggredito con un coltello una ragazza reatina a Porta Romana sembra essere per molti la naturale escalation di una situazione che, in città, alla luce dei recenti episodi di cronaca, ha fatto scattare l’allerta. Un allarme che – inutile negarlo – è palpabile ovunque: nella zona di viale Morroni e nel quartiere Borgo, così come nel centro storico, in via Garibaldi o in via Salaria per L’Aquila.

SITUAZIONE ESPLOSIVA IN VIA CONSONI
Ora sono i residenti di via Consoni, nel quartiere di Regina Pacis, a passare alla linea dura, organizzando una raccolta firme per presentare un’istanza direttamente al prefetto di Rieti affinché vengano presi provvedimenti. L’altra notte tra le 23 e la mezzanotte – mentre carabinieri e polizia setacciavano diversi appartamenti in varie zone della città in cerca del romeno che aveva dichiarato almeno otto diversi indirizzi di residenza – si sono verificati ennesimi disordini in via Consoni che hanno richiesto l’intervento di una pattuglia sul posto.

LA SITUAZIONE
«E’ una realtà con cui conviviamo da parecchio, solo dieci giorni fa verso le 13 – raccontano – abbiamo visto scendere in strada terrorizzati degli inquilini stranieri fuggiti dall’appartamento perché minacciati con un coltello da uno di loro che, in un secondo momento, volontariamente, si è procurato dei tagli alle braccia per poi dirigersi verso la stanza da bagno, dove ha tagliato il tubo dell’acqua della lavatrice creando un allagamento con danni al solaio e alle pareti». Sul posto erano intervenute due pattuglie della polizia e i responsabili della cooperativa per una lunga trattativa durata un pomeriggio intero prima di poter placare il delirio del giovane.

«Non ci sentiamo più sicuri – spiega Stefano Simeoni, proprietario di uno degli appartamenti dello stabile e titolare di un’attività commerciale in via Consoni – in questo palazzo ci sono molte persone anziane e bambini. Di notte c’è un viavai continuo di gente e siamo tutti d’accordo per avviare una procedura amministrativa che porti il prefetto ad adottare provvedimenti per sanare e risolvere questa situazione a oggi non più differibile. Non siamo razzisti anzi, personalmente, ho confidenza con alcuni di loro che conosco: lavorano e sono ragazzi in gamba, ma non tutti lo sono. A breve verrà anche una famiglia con due bambini e sarà la benvenuta».

CINQUE PIANI E TRE CASE AFFITTATE ALLE COOPERATIVE
Cinque piani, 25 le famiglie presenti e tre appartamenti affittati a cooperative di immigrati per un totale di circa 15 cittadini stranieri e una serie di episodi che hanno portato i residenti a prendere una decisa presa di posizione fino a arrivare direttamente all’ufficio territoriale di governo. «E’ soprattutto di notte – chiude Simeoni – che non ci sentiamo sicuri. Quello che è accaduto a questa giovane ragazza poteva capitare a chiunque. Penso però che a monte debba esserci, da parte delle cooperative che gestiscono immigrati, una maggiore attenzione alle loro problematiche e ai loro bisogni». Insomma convivenze non sempre facili sotto il segno dell’integrazione, la nuova vera sfida di questa era.
 

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