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Greccio accoglie con il cuore mamma e bambini dall'Ucraina

Greccio
di Sabrina Vecchi
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 16 Marzo 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 10:47

RIETI - "Ho cercato di tirare su le lacrime, ma non è stato facile. Volevano per forza uscire". Ljuba compie quarantacinque anni dopodomani, tutto pensava tranne di festeggiarli così. La guerra scompiglia quotidianità e rapporti, sconvolge consuetudini. E se è vero che ogni conflitto è legato alla cattiveria umana, è anche vero che c'è anche tanta generosità, a far da contraltare. "Sono a Greccio dal 2001 - racconta Ljuba, ucraina di un paesino distante circa 20 chilometri da Ivano-Frankivs'k. "Sono partita per le difficoltà della vita, cercavo una possibilità. A Roma, alla stazione di Piramide, una signora mi disse che sapeva di un lavoro come badante in un paese vicino Rieti. Non mi sono fatta troppe domande e sono partita, avevo solo 150 dollari in tasca, non sarebbero durati a lungo". Il messaggio di pace e accoglienza che arriva dal paese del primo presepe non tradisce, e Ljuba racconta di essersi sentita subito a casa. "Non capivo una parola d'italiano, mi hanno insegnato tutto, passavo le giornate a consultare il vocabolario. È stato difficile, ma i grecciani sono stati una grande famiglia, e per dimostrarlo non servono tante parole". Quella stessa accoglienza, gli abbracci complici e i discreti aiuti arrivano anche adesso, in un ciclo storico e familiare che beffardamente si ripete. Dopo il bombardamento dell'aeroporto di Ivano-Frankivs'k, avvenuto la scorsa domenica, anche la figlia Romana decide di partire per l'Italia. "Le bombe erano a soli 3 km da casa sua, suonavano le sirene giorno e notte, gli aerei volavano di continuo. La situazione non era più sostenibile, tanti più che il paese si trova esattamente sulla strada per Kiev".

La partenza. La partenza è veloce, il viaggio lungo e difficile. E Greccio, ancora una volta, accoglie. "Abbiamo saputo dell'arrivo della figlia e dei nipotini di Ljuba, ci siamo occupati di sbrigare tutte le procedure burocratiche, logistiche e sanitarie", spiega il sindaco Emiliano Fabi. "Fatte le opportune  comunicazioni ad Asl, Prefettura ed enti vari e predisposto il graduale inserimento a scuola dei bambini, abbiamo voluto anche dare un segnale comunitario, per far percepire affetto e vicinanza da parte della comunità grecciana". Davanti agli.oxchi azzurrissimi di Julia, sei anni e mezzo, e Jury, quattro anni e mezzo, accompagnati dalla mamma e dalla giovanissima nonna, si aprono le porte del Municipio. "Non me l'aspettavo proprio - racconta Ljuba - pensavo solo a non piangere per non farlo percepire ai bambini. Sono stata enormemente commossa". L'amministrazione comunale consegna sorrisi e regali ai piccoli, la bambola arrivata in dono per Julia la lascia letteralmente a bocca aperta. I cittadini non sono da meno: "Non c'è stato praticamente nessuno che non mi abbia detto se mi serviva qualcosa. Chi si è messo a disposizione per il cibo, chi per un passaggio in macchina, chi per un aiuto economico o per giochi e vestiti". La complicità paesana fa il resto, e nessuno fa mancare uno sguardo colmo di significati: "Mi hanno detto senza troppi preamboli di non vergognarmi a chiedere. Qualsiasi cosa mi occorra". In questa guerra in cui ancora una volta sono le donne a stringere denti e legami, a nonna Ljuba per ora basta sapere che i propri nipotini sono al sicuro, e riescono perfino a sorridere. "Abbiamo detto loro che il papà sta facendo i documenti, che arriverà presto. Ora occorre pensare al loro benessere, a farli integrare, dimenticare, imparare la lingua. Ma la parola guerra, quella non la dovranno imparare mai". 

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