Rieti, la Fondazione Varrone dice no
all'ingresso di Stefano Meloccaro
Entra invece Alessandro Fusacchia

Rieti, la Fondazione Varrone dice no all'ingresso di Stefano Meloccaro Entra invece Alessandro Fusacchia
di Alessandra Lancia
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Mercoledì 5 Luglio 2017, 07:41 - Ultimo aggiornamento: 13:04

RIETI - Meloccaro chi? Urge televisore (e abbonamento a Sky) ai venerandi soci della Fondazione Varrone, che venerdì sera, al riparo delle mura di Palazzo Potenziani, hanno impallinato una delle star televisive del momento, quello Stefano Meloccaro brillante giornalista sportivo è ora «spalla» di successo di Fiorello in «Edicola Fiore». Si votava per l’ingresso di nuovi soci, una batteria di 18 nomi, ciascuno presentato da 9 «padrini» e poi votato dall’assemblea. Meloccaro è solo uno dei caduti eccellenti: «non lo conosceva nessuno», la versione più benevola (sic!), «troppo vicino a Petrangeli» quella più politica. Troppo vicine le elezioni, se uno come Olinto Petrangeli si è chiamato polemicamente fuori dalla commissione dei saggi incaricata di vagliare le candidature prima ancora del voto e se tra i 13 rimasti fuori i più ricordano solo due nomi: quello di Enrico Tittoni (che ha lavorato per Cicchetti) e quello di Gianni Turina (in campo per Calabrese).

GLI AMMESSI
In compenso, a centrare l’ammissione a soci sono stati Alessandro Fusacchia (già capo gabinetto della Giannini al Miur, ora impegnato in un nuovo movimento politico con la Bonino, sempre in giro per il mondo ma sempre molto attento alle vicende cittadine), Fabio Andreola (ex top manager della Baxter, in città attivo con il gruppo di Paolo Fosso), Claudio Ciogli (uno dei fratelli della Emec, storia industriale reatina di assoluto successo), Steno Rinalduzzi (neurologo di fama, originario di Poggio Mirteto) e l’ingegner Domenico Miluzzo. Nel corso della stessa assemblea si è proceduto anche all’elezione del presidente, con la conferma dell’uscente l’avvocato Luigi Trinchi. E qui a fare un intervento di rottura è stato Sosio Giametta, storico direttore dell’Ufficio Iva, che ha contestato duramente merito e metodo dell’elezione, chiedendo rinnovamento e trasparenza. Senza successo.

LA VOTAZIONE PER LA PRESIDENZA
Al dunque, sono stati necessarie più votazioni ma alla fine Trinchi l’ha spuntata sul suo principale avversario, Cesare Chiarinelli per 2 voti (25 a 27). «Assemblea movimentata? Come tutte - smorza e sopisce Trinchi - scorie della politica ci sono sempre state poi in assemblea non hanno mai avuto il sopravvento». Bastano e avanzano le cordate personali e professionali. Anche sulla sua turbolenta rielezione Trinchi sopisce: «Era normale che un presidente uscente chiedesse una riconferma per il secondo mandato. Ma il presidente e l’assemblea, in Fondazione, non hanno nessuna visibilità». Ma un potere sì: quello di designare gli 8 (su) 16 membri dell’organo di indirizzo, anticamera del cda. E su quei posti lì non si scherza. Figuriamoci «aprire» i bastioni di via dei Crispolti a uno come Meloccaro.
 

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