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Contigliano “zona rossa” a marzo 2020: un anno dopo la grande paura

Contigliano nel marzo 2020
di Emanuele Laurenzi
4 Minuti di Lettura
Martedì 30 Marzo 2021, 00:10

RIETI - «E’ stato un periodo durissimo, del quale però conservo un bel ricordo. Ne siamo usciti tutti insieme, uniti. Contigliano ha dimostrato di saper reagire come comunità». Domani è un anno dal giorno della “grande paura”, da quel 31 marzo 2020 quando il Covid-19 deflagrò in provincia: Contigliano diventava la seconda zona rossa del Lazio, una delle primissime in Italia. Alla guida del Comune, oggi come allora, Paolo Lancia che ripercorre quel periodo con la serenità di chi sa di aver fatto il massimo per la sua gente. «Di quel giorno ricordo una grande confusione, per quelle migliaia di informazioni che arrivavano da tutte le parti, racconta dal suo studio. Prende fiato e poi aggiunge: «C’era paura e preoccupazione in quei momenti, perché temevo che quello fosse un provvedimento esclusivamente logistico, che si risolvesse in un’azione di ordine pubblico e di viabilità. Dubbi che sparirono dopo poche ore, perché ci fu una grandissima assistenza, con una perfetta regia della direttrice generale della Asl, Marinella D’Innocenzo». Tutto nacque dal “focolaio” alla casa di cura Alcim, che fece schizzare alle stelle gli indici di contagio nel paese. Il timore era anche quello di perdere quella struttura, ma la bravura di Lancia fu quella di non far spegnere mai i riflettori sul paese e su quella struttura, «oggi rilanciata anche grazie all’impegno del vescovo Domenico Pompili», ricorda il sindaco.

Tutti compatti 
Nelle prossime ore ci saranno diverse celebrazioni, da un’iniziativa della Asl fino al posizionamento di due ulivi nel parco delle elementari, a ricordo delle sofferenze di quel periodo. «Abbiamo passato due settimane piene in zona rossa – racconta Lancia – un tempo relativamente breve, proseguito con la cogestione dell’Alcim fino a giugno. In quei giorni ho avuto modo di apprezzare la professionalità di tanti, dal gruppo di hearth life al dottor Bernardini, che ha coordinato il centro Covid». Il paese in quei giorni si strinse intorno al suo sindaco, andando avanti compatto. «Contigliano ha dato prova di grandissima maturità – ricorda Lancia – tutto è stato fatto all’insegna della sobrietà. Non ci sono state recriminazioni, non ci sono state polemiche. E’ stata una fase di crescita di comunità. Non possiamo dimenticare il grande sacrificio dei 29 dipendenti Alcim, restati giorno e notte nella struttura anche quando erano positivi, per garantire assistenza. Cose che si fanno solo se il paese è unito. Anche l’amministrazione è stata compatta, maggioranza e opposizione».

Esperienza personale 
Contiglianese doc, Lancia forse sognava un’esperienza diversa da sindaco del suo paese. C’è chi pensa che un po’ si sia anche pentito di quella candidatura. «Quello non succederà mai», dice senza il minimo dubbio, aggiungendo: «Chi affrontò una vera battaglia fu il mio bisnonno Paolo Laurenzi, sindaco dal 1917 al 1925. Prese il paese durante la prima guerra mondiale e affrontò tre anni di epidemia di spagnola. Era solo lui con il medico di allora, Antonio Agamennone, che andava dai pazienti con il calesse». Altri tempi e altri mezzi. «Non ci penso nemmeno a paragonarmi a loro – conclude Lancia – noi abbiamo avuto una grande assistenza dalla Asl. Grazie alla gestione della D’Innocenzo, che ha saputo coinvolgere la Regione, abbiamo portato e riportato gente dagli ospedali Covid di Roma. Abbiamo superato tutto unendo le forze, per questo conservo un ricordo piacevole di quel periodo. E’ stata un’avventura e speriamo sia finita».

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