Il premier Conte ai terremotati: «Con il nuovo Governo ricostruiamo»
I comitati: «Cambiare la normativa»

Il premier Conte in una recente visita ad Amatrice
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ROMA - «Il presidente Conte ci ha detto che se il governo va in porto» ci sarà l'attenzione alle regioni del
Centro Italia colpite dal terremoto e «l'impegno alla ricostruzione materiale ed economica». Lo riferisce Roberto
Micheli, del coordinamento Terremoto Centro Italia, al termine dell'incontro con il premier incaricato avvenuto questa mattina a Roma. «Incontrandoci Conte fa onore a tutte quelle persone impegnate in questi tre anni per
sostenere le popolazioni colpite dal sisma», sottolinea. «Speriamo in una continuità e oggi siamo soddisfatti -
afferma Romolo Trenta, di Arquata del Tronto - Già quando lo abbiamo incontrato a Norcia, il premier aveva mostrato sensibilità. Usciamo da questo incontro con fiducia e speranza ma saremo sul campo, presenti e vigili». Francesco Di Biagio, altro componente della delegazione, riferisce: «Conte ci ha rappresentato la sua insoddisfazione per lo stato dell'arte. Lo abbiamo apprezzato molto, anche se non dobbiamo fare processi ma guardare al futuro. Ci aspettiamo dal governo che verrà risposte in tempi brevissimi».

«LA RICOSTRUZIONE NON È PARTITA» «La ricostruzione di fatto non c'è, non è partita. Ne abbiamo parlato con Conte che conosce bene le problematiche», ha spiegato ancora in conferenza stampa Roberto Micheli cui hanno preso parte i componenti dei comitati delle quattro regioni colpite dal sisma. Al premier incaricato è stata chiesta una «revisione totale della normativa sul terremoto, dando possibilmente un taglio speciale alle norme. Conte si è riservato di verificare con i gruppi se c'è la possibilità di rimettere mano alle leggi. Auspichiamo un impegno a fare qualcosa di concreto che porti alla ricostruzione, sia materiale che economica», spiega. «Serve una revisione del cratere con corsia preferenziale per chi è stato più colpito ma senza escludere chi è stato colpito in maniera minore. Non si può pensare che un territorio così vasto di quattro regioni possa essere lasciato in balia degli eventi e che si pensi a una ricostruzione fatta in 20 o 30 anni. Oggi siamo quasi a tre anni dal sisma dell'ottobre 2016 e abbiamo fatto presente a Conte che il fattore tempo è fondamentale», aggiunge. «Oggi il sentimento delle popolazioni è la rassegnazione: non possiamo accettarlo e dobbiamo dare loro delle certezze, oltre che delle speranze. La Ricostruzione va progettata sugli uomini che dovranno vivere in quelle zone», sottolinea.

Lunedì 2 Settembre 2019, 14:37 - Ultimo aggiornamento: 14:39
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