Cittaducale, respinto il ricorso per mobbing
della dirigente Maria Rita D'Aquilio

Cittaducale, respinto il ricorso per mobbing della dirigente Maria Rita D'Aquilio
di Massimo Cavoli
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Giovedì 28 Luglio 2016, 10:59 - Ultimo aggiornamento: 20:41

La funzionaria del Comune di Cittaducale, Maria Rita D'Aquilio, non fu vittima di azioni di mobbing da parte del sindaco e di altri amministratori ma fu demansionata, seppure per un breve periodo di tempo. L'ha stabilito il tribunale civile di Rieti, sezione lavoro, che ha respinto la richiesta presentata nel 2013 dalla dirigente (già alla guida, in passato,  dei vigili urbani dell'Unione dei Comuni dell'Alta Sabina), che aveva depositato un ricorso al giudice, denunciando di essere stata mobbizzata, a partire dal 2005, da alcuni consiglieri comunali di maggioranza e dal dirigente del primo settore che l'avrebbero emarginata nell'ambiente di lavoro.

Alla D'Aquilio, che aveva chiesto un consistente risarcimento pari a quasi 130 mila euro complessivi per aver patito danni patrimoniali, morali ed esistenziali, il tribunale ha riconosciuto dieci mila euro (con gli interessi) solo per il danno non patrimoniale, "per essere stata mantenuta in una condizione di totale sottoutilizzazione" per sette mesi e assegnata a compiti inferiori rispetto alla qualifica professionale superiore che rivestiva in seno all'amministrazione. Per questo, il Comune è stato condannato al pagamento. Nella motivazione della sentenza, la giudice Valentina Cacace rileva che, per quanto riguarda il mobbing, "non è stata sufficientemente provata l'esistenza di condotte vessatorie, ma al più una serie di episodi di marginale entità e che appaiono reciprocamente sganciati gli uni dagli altri". Prima di dare avvio alla causa, il giudice aveva anche tentato, nel 2014, di far raggiungere alle parti una transazione, ma senza esito.

“Noi sosteniamo sempre i nostri dipendenti e vogliamo che lavorino per la comunità e per il raggiungimento degli obiettivi che l'amministrazione si prefigge – commenta il sindaco, Roberto Ermini, nonostante la condanna per il demansionamento – la sentenza dimostra che apprezziamo il lavoro dei dipendenti e, soprattutto, che abbiamo sempre assunto atti legittimi, anche nei loro confronti. Il nostro obiettivo è continuare a lavorare con serenità per il bene della comunità”.


 

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