Rieti, dai Giganti del basket al Giornalino: le mille esperienze di Elio De Marco

Cartaria De Marco (foto d'Archivio)
di Luigi Ricci
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Sabato 1 Ottobre 2022, 00:10

RIETI - Pochi ricordano che Elio De Marco, titolare insieme al fratello Mario della Cartaria Cavour, è stato il fotografo del mensile “Giganti del Basket”, all’epoca la “bibbia” della pallacanestro, poiché Aldo Giordani lanciò il settimanale “Superbasket” solo nel 1977. Erano gli anni del “boom” della pallacanestro italiana, coincisi con la promozione in serie A della Amg Sebastiani Brina nel 1973, fino alla scalata che portò alla conquista della coppa Korac 1980. 

Giornalino. Le cose andarono così. All’epoca Elio, neanche maggiorenne ma appassionato di fotografia, era il fotografo de “Il Tempo”: «Seguivo tutti gli sport – ricorda – principalmente il calcio, mentre rugby e atletica ancora dovevano crescere. Nel frattempo Renato Milardi aveva dato la grande svolta alla Sebastiani. Ovviamente ero a Pesaro il 29 giugno 1973, insieme ad altri duemila reatini, quando la Brina sconfisse l’Ivlas Vigevano 55-44 e volò in serie A portando Rieti nell’empireo del basket italiano, per cui ai “Giganti del Basket” serviva un fotografo locale. Fu grazie a Paolo Bergonzoni, playmaker della Brina nonché ex nazionale, a segnalarmi a Mario Santinoli, capo dei fotografi della rivista milanese e così per alcuni anni ho avuto il piacere di leggere spesso la scritta “foto De Marco” sulle pagine dei “Giganti” ogni volta che veniva pubblicata una mia foto».
Una bella soddisfazione per “Giornalino”: «Ero poco più di un ragazzino – ricorda – e così mi ritrovai questo soprannome, non ricordo nemmeno chi lo inventò. Forse qualcuno del gruppo dei fotografi dell’epoca: Carlo Ciccaglioni, Tony Giordani, Italo Salvemme, Italo Valloni». Purtroppo, Elio ha un dispiacere: «All’epoca lo sviluppo delle foto costava – ricorda - per cui una volta scattate mandavo i rullini direttamente ai Giganti e le rivedevo solo sul giornale. Ho anche delle diapositive ma, colpa di un po’ di pigrizia, le devo ancora sviluppare. Ho poche foto da parte, tra cui quelle nelle copie dei “Giganti”, allora Non c’era ancora il culto dell’archivio. Oggi invece grazie al digitale è tutto diverso. Però ora non vado più alle partite. Sono un po’ debole di cuore e mi emoziono. Anche l’altro giorno guardando Italia-Francia a un certo punto ho dovuto spegnere la televisione».

Dai coralli alla carta. Prima della seconda guerra mondiale il nonno Elio e il padre Stelvio erano orafi e lavoravano i coralli, e avevano un negozio a metà via Roma sul lato sinistro scendendo verso il Velino: «Scoppiata la guerra - ricorda Elio - l’oreficeria fu chiusa, mio padre si arruolò in marina, era motoscafista, fu testimone dell’affondamento della corazzata Roma e partecipò alla guerra d’Africa. Terminate le ostilità la famiglia iniziò a guardarsi intorno per investire i proventi dell’oreficeria e mio padre insieme al cugino Evaristo rilevò prima una cartiera e poi, a gennaio 1954, fu inaugurata la “cartaria” in piazza Cavour, primo negozio a vendere carta, cartoni e relativi prodotti». Elio entrò in negozio nel 1978 e gradatamente l’impegno professionale lo costrinse a mettere da parte l’hobby della fotografia e il basket «anche se - precisa - ho seguito come fotografo e poi come tifoso sia l’era Sojourner - 1976/82 - che quella Bryant -1984/86 - poi il lavoro ha preso il sopravvento». 
E fu proprio Elio a mutare la denominazione in “Cartaria Cavour” nel 1988. Invece l’altra data da ricordare è il 2016: «Il terremoto - ricorda - rese inagibili i locali. Per fortuna avevamo già il capannone in via Fratelli Sebastiani che fungeva da magazzino. Fu una fortuna, altrimenti non avremmo saputo dove trasferirci. Per non parlare delle perdite economiche subite e dei problemi a tutt’oggi insuperati per rendere di nuovo agibile l’edificio». E così si arriva ai giorni nostri: «La situazione non è incoraggiante - sottolinea De Marco - I costi della carta sono aumentati a dismisura e fatichiamo ad approvvigionarci. Oltretutto c’è un problema, perché mentre noi cerchiamo di mantenere un buon livello di qualità/prezzo, siamo invasi da prodotti cinesi a prezzi stracciati ma di qualità bassa e dubbia, con le conseguenze che si possono immaginare». Malgrado ciò la Cartaria Cavour, a 68 anni dall’inaugurazione, non dà segni di cedimento. L’unico problema: «Non posso più andarmi a vedere una partita di basket - conclude l’ex “Giornalino” - però mi tengo informato».

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