Rieti, esplode altro caso di mobbing
sotto accusa ancora la Carrefour

Rieti, esplode altro caso di mobbing sotto accusa ancora la Carrefour
di Massimo Cavoli
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Martedì 25 Luglio 2017, 07:35 - Ultimo aggiornamento: 13:39

RIETI - I testimoni si sono equamente divisi, cinque per parte, e il giudice del lavoro, Valentina Cacace, ha deciso che non serve disporre la consulenza d’ufficio perché la causa appare sufficientemente istruita, dando appuntamento per la sentenza ad aprile 2018. Nove mesi di attesa, per sapere se una dipendente della Carrefour, multinazionale francese della grande distribuzione, con punto vendita all’interno del centro commerciale L’Aliante, a Quattro Strade, più recentemente salita alla ribalta a L’Aquila per la tragica morte del lavoratore reatino Franco Eleuteri - per il cui suicidio è in corso un’inchiesta della procura abruzzese che ipotizza il reato di istigazione, con riferimento a fatti avvenuti sul luogo di lavoro – è vittima di una prolungata azione di mobbing aziendale.

Un elenco di (presunte) vessazioni denunciate dalla donna, da 30 anni dipendente della società, confermate dai testi a favore ma negate dalla controparte Carrefour (assistita dall’avvocato Simona Alfredini di Roma), riportate negli esposti dell’avvocato Riziero Angeletti (due denunce penali per violenza privata contro la direzione sono state archiviate dal gip), che vanno dal divieto di bere e tenere bottigliette di acqua accanto alla cassa, all’impossibilità di recarsi in bagno (fatta eccezione per necessità improrogabili) oppure al bar interno per un caffè, fino allo stravolgimento dei turni di lavoro, tramutatosi in uno stato di stress psico- accertato nella vittima da visite specialistiche, come quella dello speciale sportello anti mobbing attivo all’Asl de L’Aquila, e da una consulenza di parte dell’ordinario di medicina legale Enrico Mei.

Gli episodi riferiti dall’avvocato Angeletti, che parla di “una condotta caratterizzata da una volontà lesiva”, sono collocati nel corso degli ultimi anni. Richiamano un rapporto difficile, umiliazioni riferite dalla ricorrente, spesso preda di pianti e attacchi di ansia, subite anche alla presenza di clienti, l’obbligo di svolgere mansioni diverse (servizi nei reparti di gastronomia e profumeria) nonostante l’indicazione del medico aziendale di utilizzare la dipendente solo quattro ore come cassiera. Non servì a chiudere la vicenda, nel 2014, neppure il tentativo di conciliazione tra le parti all’ufficio provinciale del Lavoro e neanche l’intervento del segretario generale della Uil, Alberto Paolucci, che denunciò il mobbing contro la lavoratrice, rappresentante aziendale dello stesso sindacato. Adesso, l’ultima parola spetterà al tribunale.

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