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Rieti, Carlo Ubertini, “gentleman” amante della natura

Carlo Ubertini (foto Meloccaro)
di Sabrina Vecchi
5 Minuti di Lettura
Giovedì 9 Giugno 2022, 00:10

RIETI - Il “candidato gentleman” Carlo Ubertini avverte due minuti dopo l’orario stabilito che tarderà al massimo un paio di altri minuti causa chiacchiere pre-elettorali, che proseguono anche a ridosso del bar. L’eloquio certamente non manca al candidato sindaco, che non nega di trovare particolarmente motivante il rapporto con i cittadini: «La cosa più bella che mi è stata detta è che li ho convinti a tornare a votare». Al tavolo, Carlo Ubertini ordina - finalmente, vista l’avversione per la caffeina dei due candidati incontrati in precedenza - un buon caffè di tradizione italiana. Ma aggiunge che l’abitudine è legata solamente alla tarda mattinata, e soprattutto a questo periodo così intenso. Appena sveglio, preferisce fette biscottate con una tisana. Niente, abbiamo sbagliato il nome della rubrica. Ubertini di professione fa il consulente per la sostenibilità e nasce 56 anni fa in una famiglia “pane e politica” composta da un padre funzionario del ministero delle Finanze, una mamma insegnante e un fratello più piccolo, Alessandro: «Sono l’unico a stare in consiglio da tre generazioni di amministratori, e sempre nello stesso scranno. Lo conoscete il Ponte Ubertini? È intitolato a mio nonno». 
Tra i momenti più spensierati della sua vita, quelli della giovinezza, trascorsa in un grande complesso appena fuori Porta d’Arce: «Un’infanzia felice, vissuta a contatto con la natura, appena sotto la collina di San Mauro. Ero circondato da tanti amici veri e autentici, che sento ancora oggi: facevamo sport, organizzavamo perfino le Olimpiadi. Ed avvertivamo nitidamente i cambi delle stagioni, le mutazioni della natura, cosa che mi è rimasta impressa».

Un rapporto, quello con la natura, che Ubertini coltiva da sempre:

«Il liceo classico mi ha fatto sviluppare il pensiero, la laurea in Scienze forestali ambientali ha rafforzato il mio rapporto con l’ambiente: sono un uomo di cerniera tra umanesimo e scienza». 
Con un particolare orgoglio verso il riconoscimento ricevuto a Firenze per le pubblicazioni sul tema, proprio il 12 maggio scorso, da parte dell’Accademia italiana delle scienze: «Ci tengo. Sono sempre stato un tipo attento ai temi sostenibili, a partire dalla mia sobrietà nei consumi». 
E per quanto riguarda la vox populi del suo stile di vita esclusivamente appiedato, si sfatano i miti: «Amo camminare, ma ho la patente fin dal compimento del diciottesimo anno di età, e naturalmente anche la macchina». Carlo Ubertini arriva “stressato” ma anche appagato da questa campagna elettorale, ed è deciso nella scelta delle qualità dei suoi avversari: «A Petrangeli riconosco la determinazione, a Sinibaldi la compostezza». 
Come descrive sé stesso? 
«Sono una persona onesta in tutti gli ambiti. Ma sono anche permaloso, è una questione di famiglia. Io di fondo non torco un capello a nessuno, se mi fanno un torto me la lego un po’ al dito». Al dito, Ubertini porta la fede nuziale che l’ha unito in matrimonio a Francesca, quattro anni fa, al Santuario della Foresta, un luogo del cuore: «Sono credente e convinto ci sia l’esigenza di recuperare la dimensione della religiosità, e nello specifico quella del francescanesimo del nostro territorio». L’anno scorso, in pieno tempo di Covid, «per questo non ho potuto assistere al parto», la nascita della figlia Elisabetta, regina della sua vita di nome e di fatto. Un nome non casuale: «Incarna il rapporto tra fede civile e fede religiosa, è la sovrana d’Inghilterra ma anche la cugina della Madonna». 
Tra le promesse che nel caso di elezione saranno certamente mantenute, il candidato annovera un tavolo congiunto di unità civica e il rilancio del Terminillo a tutto tondo, con tanto di parco naturale. Ma per le vacanze, si predilige il mare: «Sono abitudinario, andiamo a Porto d’Ascoli da sempre, abbiamo una casa lì».

Piatto preferito la pasta alla carbonara, basket come sport, ultimo libro letto “Mente e cosmo” di Thomas Nagel, film della vita “Paura d’amare” con Al Pacino e Michelle Pfeiffer, «perché è una pellicola che penetra i sentimenti». Sulla musica, idee chiare: «Vanno rivalutati i cantautori italiani per la loro pregnanza culturale. Ad esempio Claudio Baglioni, spesso declassato dagli snob a cantore d’amore, è un vero poeta al pari di Battiato e De André». 
Ma com’era Ubertini da bambino? 
«Così come sono adesso, uguale pure nel look. Sensibile, idealista, socievole: rivendico l’aurea mediocritas di Orazio». Alle recenti cronache elettorali, Ubertini è noto per la moltitudine di candidati medici scesi in campo in suo sostegno. E ci si scherza su: «Ho esorcizzato la mia ipocondria conoscendo da vicino i professionisti della salute». Agli eventuali festeggiamenti non si pensa, e a chi dice che la candidatura di Ubertini sia un “ago della bilancia” lui risponde sorridendo: «Che ago! Sono una buona forchetta e ho avuto un po’ di tira e molla con il peso, in questo caso voglio essere la bilancia».

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