Rieti, la ex Br Marina Petrella arrestata a Parigi: una gioventù in Sabina

Una vecchia manifestazione a Parigi
di Massimo Cavoli
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Giovedì 29 Aprile 2021, 00:10

RIETI - È stata tra i protagonisti degli anni di piombo, condannata all’ergastolo per attentati terroristici e omicidi, ma prima di diventare una primula rossa, Marina Petrella, 66 anni, ex appartenente alle Brigate Rosse, finita in manette ieri in Francia insieme ad altri cinque appartenenti al movimento armato dopo decenni di latitanza (il settimo personaggio arrestato, Giorgio Pietrostefani, era ricercato per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, avvenuto a Milano ndr), aveva trovato il tempo di sposarsi in Sabina con un altro terrorista, Luigi Novelli. La coppia fu unita in matrimonio con rito civile, il 27 febbraio 1977, da Paolo Michiorri, un giovane assessore alla Cultura alla sua prima esperienza politica, destinato poi a diventare avvocato (oggi fa parte del Cenacolo Forense Sabino), delegato dal sindaco Lanfranco Santini che quel giorno non poté essere presente. Una cerimonia semplice, alla quale parteciparono i testimoni e alcuni amici, ma che tornò alla ribalta dopo il sequestro e l’uccisione del presidente della Dc Aldo Moro e degli uomini della sua scorta. La Petrella e Novelli (divorziarono dopo essersi sposati anche con il rito religioso mentre erano detenuti in carcere), componente della colonna romana delle Br, arrestati dai carabinieri a Roma nel 1982 dopo una sparatoria, furono condannati a 14 anni di reclusione nell’ambito del primo processo Moro, celebrato nell’aula bunker del Foro Italico, per i ruoli ricoperti nella vicenda, e successivamente entrambi all’ergastolo per l’omicidio del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, di cui è accusata l’altra latitante arrestata, Roberta Cappelli. Petrella fu condannata anche per il sequestro del giudice Giovanni D’Urso, e dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Greco nel 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, nonché per l’attentato al vice questore Nicola Simone.

Il legame
Ma che rapporto c’era tra i due brigatisti e la Sabina? Tutto nasceva dall’amicizia che li legava a un operaio della Sip conosciuto nella Capitale (scomparso negli anni scorsi), ma nativo di Poggio Mirteto e con una casa costruita a Poggio Catino, pure lui arrestato quando aveva già 53 anni, dopo le confessioni rese da altri due terroristi che l’accusarono di essere un fiancheggiatore, accuse sempre respinte anche quando l’uomo fu ascoltato molti anni più tardi dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro. Marina Petrella e Luigi Novelli (morto nel 2020) frequentarono a lungo la Sabina proprio grazie alla forte amicizia che si era instaurata con la famiglia dell’operaio, erano spesso ospiti a pranzo di amici a Castelnuovo di Farfa oltre che nella stessa Poggio Mirteto, amavano compiere escursioni sui monti sabini e la loro presenza alimentò le inchieste condotte da carabinieri e Ucigos della Questura sull’esistenza nel Reatino di basi logistiche per formazioni terroristiche, come confermò nel 1978 la scoperta del covo delle Unità Combattenti Comuniste a Vescovio di Torri in Sabina.

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