Rieti, scoperto vecchio deposito delle Br nel bosco: munizioni, volantini e divise

Domenica 13 Settembre 2020 di Samuele Annibaldi
L'inizio del sentiero del ritrovamento

RIETI - Documenti e volantini delle Brigate rosse, proiettili e munizioni per mitragliatori e pistole, giubbotti antiproiettile e indumenti tra i quali divise militari, frammenti di giornali risalenti agli “anni di piombo”.  E’ l’incredibile scoperta fatta nei boschi di Poggio Catino da un reparto della Digos di Roma dopo tre giorni di scavi e perlustrazioni.
 

 

Un dispiegamento di forze senza uguali da tre giorni sulla via Tancia dove una grande quercia separa la strada nei pressi di “Casale Ferri”. C’è un bosco e un sentiero che si addentra tra i monti. A poche centinaia di metri dalla strada il rinvenimento dopo che la Polizia che aveva delimitato l’area e non faceva accostare nessuno, i vigili del fuoco con un escavatore e unità cinofile perlustravano palmo a palmo la zona. Anche con l’aiuto dei metal detector.

In paese, a Poggio Catino, la cosa di vedere tutto questo gran movimento non era sfuggita, ma nessuno poteva immaginare. Si è parlato di mistero. Ritrovamenti di fantomatici tesori, addirittura ricerca di cadaveri e in ultimo le riprese di un film. Quest’ultima l’ipotesi che era circolata più insistentemente  e che alla fine, anche senza sceneggiatura e regista  ha riservato un finale  più sorprendente di quello cinematografico.  

Gli scavi
La polizia dopo giornate di scavi condotte anche quando faceva buio, ha rinvenuto il deposito clandestino sotterraneo nei boschi di Poggio Catino. Una lastra metallica arrugginita dalle infiltrazioni d'acqua coperta da terra e foglie in mezzo alla selva di quercie: è lì che la  Digos di Roma ha aperto due pozzetti rivestiti di eternit, in mezzo alla radura tra gli alberi, coi nascondigli distanti poche decine di metri  uno dall’altro.  Scoperte scatole contenenti munizioni per pistole e mitragliatori, documenti e volantini delle Br, e indumenti militari pronti per essere utilizzati in azioni criminali. Un deposito clandestino dal quale riemergono frammenti di quegli anni bui del terrorismo consegnati alla storia come gli “anni di piombo”. Dagli scavi sono stati estratti anche materiali come timbri, targhe, e reperti ormai deteriorati dal tempo e dalle intemperie visto che erano oltre 40 anni che erano lì conservati in scatole ed involucri e dove le infiltrazioni d'acqua avevano iniziato a rovinare irreparabilmente i contenuti.

I reperti erano lì da oltre 40 anni
A datare con esattezza i reperti rinvenuti ci penserà ora la Polizia Scientifica   cercando di decifrare qualcosa tra ritagli di giornali e pubblicazioni varie che, da quel poco che è trapelato pare che il materiale leggibili si ferma al 1977, prima del sequestro dell’omicidio Moro. Documenti con la stella a cinque punte, schede con nomi di politici di allora, e alti funzionari dello Stato. Tantissimi reperti, tute  e divise e fogli alcuni leggibili altri sui quali sta già lavorando la Scientifica per far luce e capire come questo materiale sia finito in quel bosco, magari nascosto e portato lì da qualche covo e poi restato per decenni interrato coperto da una lastra metallica, terra e fogliame che avevano reso introvabile tutto quanto tornato poi alla luce ieri. Non c’era nessun tipo di arma tra i reperti.

Le ricerche della Polizia che sono state avviate dopo una segnalazione con il luogo del rinvenimento individuato e circoscritto con esattezza, sono state effettuate con l’aiuto dei metal detector che hanno permesso in maniera decisiva di individuare il nascondiglio sotterraneo,  con l’ausilio di  una ruspa dei Vigili del fuoco e i cani delle unità cinofile.

Ultimo aggiornamento: 18:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA