Un anno fa la morte di Kobe Bryant: il suo amore per l'Italia iniziò a Rieti nel 1984

Martedì 26 Gennaio 2021 di Luigi Ricci
Kobe Bryant a Rieti

RIETI - A distanza di un anno è ancora difficile credere che Kobe Bryant, e sua figlia Gianna, non ci siano più: per chi ha avuto modo di conoscerlo, così come per tutti quelli che semplicemente ne hanno seguito le gesta sportive fino al 2016, ma anche dopo attraverso le sue attività promozionali.

E’ già arduo accettare la scomparsa di campioni inattivi da decenni come è stato per Maradona e Rossi, ancor meno per un giovane come lo era Kobe. La cui parabola italiana iniziò a Rieti nel 1984, a 6 anni, terminando due anni dopo. Nessuno, vedendolo, o provando a fare un complimento a quel bambino un po’ sfuggente coi più grandi, sempre col pallone in mano, attaccato alle braghe di papà Joe, avrebbe mai immaginato che sarebbe divenuto uno dei giocatori più forti di sempre, anche se un futuro nel basket glielo si poteva prevedere, per come trascorreva il tempo libero a tirare la palla in un punto imprecisato del portone di casa, a traversare la Terminillese per andare al campetto degli Stimmatini, a chiedere di giocare una partita di minibasket con bambini di 2-3 anni più anziani e venirne cacciato dopo pochi minuti perché non passava la palla a nessuno.

Non sono molti i ricordi di 35 anni fa a Rieti di un bambino di 6-8 anni. Però il suo amore per l’Italia è iniziato a Rieti, dove ha giocato la sua prima, brevissima, partita di basket. Ci basta per considerarlo un figlioccio della nostra città

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