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Rieti, nessun corso giuridico all’Università: gli avvocati proseguono la causa

Sabina universitas
di Massimo Cavoli
4 Minuti di Lettura
Martedì 9 Agosto 2022, 00:10

RIETI - Nuovi corsi della Sabina universitas, rivisti e potenziati dopo gli accordi perfezionati con gli atenei La Tuscia e La Sapienza, ma gli avvocati restano ancora alla finestra, esclusi da qualsiasi possibile progetto universitario. E, così, va avanti la causa civile che il Consiglio dell’ordine ha promosso contro il Consorzio, dopo il rifiuto opposto alla richiesta delle toghe di uscire dal Cda, deliberata dall’assemblea degli iscritti nel 2015, motivata dal fatto che non sono mai stati istituiti corsi giuridici, procedimento pendente davanti al tribunale di Roma, dove il giudice ha invitato le parti a trovare un accordo stragiudiziale, prima della prossima udienza. Spiragli all’orizzonte, però, non se ne intravedono, nonostante i due attuali presidenti, Antonio D’Onofrio e Attilio Ferri - che in verità la questione l’hanno ereditata dalle precedenti gestioni e stanno ora cercando di sbrogliarla - si siano già incontrati per trovare una soluzione.

I passaggi. «Stiamo lavorando per individuare un modo che giustifichi la nostra presenza all’interno del Consorzio - chiarisce l’avvocato Ferri - in quanto paghiamo una quota associativa di 8000 mila euro all’anno, derivante dal contributo degli iscritti, senza ricevere nulla in cambio. Ma, a fronte del mancato coinvolgimento promesso all’epoca del nostro ingresso in consiglio (fine anni ‘90), non abbiamo ricevuto proposte dalla Sabina universitas per sbloccare la situazione». Non sarà facile arrivarci, perché molto è cambiato nel mondo della giustizia e anche le possibilità legate all’istituzione di corsi di preparazione per la laurea in giurisprudenza, o di scienze giuridiche, sono diminuite. Cresce, così, il rammarico per le uniche due occasioni perdute: La Sapienza e Roma Tre, tra il 2000 e il 2002, non trovarono adeguata risposta nel maggiore interlocutore, la Fondazione Varrone, che avrebbe dovuto sostenere i programmi. Eppure, le premesse c’erano tutte. «Io stesso, che ero membro del Consiglio dell’ordine - ricorda il presidente Ferri - partecipai nel 2002, insieme al presidente Antonio Belloni, alla collega Anna Maria Barbante e al presidente della Provincia, Giosué Calabrese, all’incontro con il preside della Facoltà di Giurisprudenza, Angelici, in cui ci accordammo per fondare a Rieti una scuola di formazione post universitaria. Sarebbe dovuto partire a settembre di quell’anno, ma non ebbe seguito». Non andò diversamente con l’università Roma Tre, progetto sposato dall’ex sottosegretario alla Giustizia del governo Monti, Salvatore Mazzamuto, legato a Leonessa dove trascorreva lunghi periodi d’estate e dove dirigeva la scuola internazionale di diritto ed economia “Tullio Ascarelli”, organica a Roma Tre. «Decisi di promuovere un altro progetto con le istituzioni locali di Rieti che, però, non furono pronte a raccoglierlo - è il ricordo del professore. - Avevo convinto, infatti, il rettore ad avviare un corso triennale in Giurisprudenza, con il biennio a Roma, firmando un accordo con l’università sabina. Ebbi diversi colloqui con la Fondazione Varrone e con la Provincia, che promisero sostegno, ma nonostante il senato accademico di Roma Tre avesse adottato la delibera di convenzione, i due enti non risposero più. Fu un vero peccato, perché a Rieti non seppero prendere l’ultimo treno utile, viste le successive difficoltà a reperire i fondi necessari».

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