Amatrice, lite e accoltellamento per un cane: al processo il racconto di imputata e testimoni

Carabinieri
di Emanuele Faraone
3 Minuti di Lettura
Domenica 14 Novembre 2021, 00:10

RIETI - In aula il racconto di quella breve, ma violenta sequenza: dal diverbio iniziale per poi passare alle mani, fino all’accoltellamento con cinque fendenti. Davanti al giudice monocratico, Carlo Sabatini, la deposizione dei testi (carabinieri intervenuti nell’immediatezza dei fatti, testimoni oculari) e della stessa imputata, la 33enne romana C.R., accusata di lesioni volontarie nei confronti del reatino E.A., per averlo accoltellato alle spalle durante una colluttazione che, pochi istanti prima, era scoppiata tra la vittima e il compagno dell’imputata (il romano A.L.).

I fatti
Vicenda che risale allo scorso mese di marzo e avvenuta a Collemagrone di Amatrice, in prossimità delle casette Sae (soluzioni abitative di emergenza) realizzate dopo il sisma del 24 agosto 2016. In aula sono comparsi gli operanti intervenuti dopo la richiesta di soccorso e che avevano successivamente svolto attività di indagine, testimoni presenti in quei concitati momenti e l’imputata (difesa di fiducia dall’avvocato Marco Arcangeli del foro di Rieti), che ha fornito la propria versione dei fatti. Banali i motivi che portarono all’aggressione: una discussione sorta circa la pericolosità di un grosso cane di razza Rottweiler che la coppia avrebbe, troppo spesso, lasciato circolare liberamente nella zona, senza museruola. Il reatino si era dunque diretto presso l’abitazione dei due giovani - nonostante più volte gli fosse stato intimato di allontanarsi, avrebbe violato il domicilio oltrepassando una cancellata e tirando calci e pugni alla porta, secondo il racconto dell’imputata - per rappresentare il timore per quel molosso che, nella mattinata, aveva spaventato sua sorella. Il passaggio dalle parole alle mani sarebbe stato brevissimo e, in pochi istanti, E.A., tra l’altro pratico di arti marziali, aveva atterrato il rivale, sovrastandolo. Proprio in quel momento, la 33enne, approfittando della circostanza che il reatino si trovasse di spalle, ha fatto rientro in casa per brandire un coltello con una lama di circa 4 centimetri, per poi scagliarsi contro di lui, affondandogli cinque volte la lama nella regione lombare. L’arma venne rinvenuta all’interno della cassetta dello scarico del water dai carabinieri di Amatrice e della Compagnia di Cittaducale, intervenuti sul posto. Le ferite, fortunatamente, non si erano rivelate mortali, ma avevano lasciato E.A. a terra sanguinante. La vittima, in un primo momento trasportata nel vicino Pass di Amatrice, era stata poi trasferita presso l’ospedale di Rieti, da dove ne uscì con 15 giorni di prognosi. Una vicenda che ora andrà a sentenza nel prossimo mese di marzo e destinata a dipanarsi sulla sottile linea rossa tra l’eccesso colposo di legittima difesa, parametri di proporzionalità tra azione e reazione e, soprattutto, sul “nuovo” concetto di legittimazione della propria difesa, recentemente istituito dalla riforma Salvini che, in particolare, dispone anche rispetto a chi si difende da un’aggressione nelle pertinenze della propria abitazione. Il romano, al momento, è indagato (favoreggiamento) per essersi incolpato dell’accoltellamento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA