Rieti, “Requiem for a Hero” raccontato dall'attore Manuel Macadamia: «Siamo tutti eroi»

Venerdì 3 Luglio 2020 di Fabiana Battisti

RIETI - «Sono entrato da dietro le quinte nel mondo del teatro», lo racconta così il suo primo incontro, con quella realtà tanto suggestiva da segnare poi l’inizio del suo percorso, Manuel Macadamia, oggi autore, attore e regista della residenza artistica della Bassa Sabina -Teatro delle Condizioni Avverse con il lavoro “Requiem for a hero”.
«Avevo solo 6 anni - spiega - quando al seguito della compagnia amatoriale di mio padre sono stato coinvolto, per quello che poteva fare un bambino, come aiuto tecnico”, da lì Manuel ha proseguito il suo cammino con corsi di recitazione fino alla scelta del liceo Classico Carducci di Milano, rigorosamente con teatro curriculare. “Ho avuto la fortuna di avere come docente Michela Blasi della compagnia Extra mondo, con cui ho fatto spettacoli di teatro di ricerca, poi di narrazione e civile». 

Di fatto la versatilità di Manuel, in grado di spaziare tra i ruoli di attore canonico e responsabile delle regia, ha iniziato ad esprimersi sin dal liceo attraverso la creazione di un piccolo collettivo in grado di abbracciare contaminazioni artistiche di ogni genere in spazi non convenzionali. Ma è stato poi all’Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe di Udine che la sperimentazione creativa ha trovato il massimo slancio. 
"Requiem for a hero” in questa ottica non è solo il lavoro che Macadamia sta curando nel progetto della Residenza, ma è il frutto di un percorso composto sia dal lungo processo creativo dell’artista che dal lockdown. 
Presentato per la prima volta al Premio “Giovani Realtà”, grazie al quale è avvenuto un primo scambio con il reatino Teatro delle Condizioni Avverse, il lavoro è stato ispirato da un'esperienza quotidiana.

«Da bambino - racconta l’attore - sono cresciuto in quartieri multietnici, col tempo ho fatto sempre più caso al fatto che io potevo essere banalmente mantenuto dalla mia famiglia, mentre i miei coetanei stranieri no. Loro dovevano lavorare, subito. Requiem è nato così, dalla voglia di raccontare la storia del mio amico Mustafà, ma siccome sono un nerd l’ho fatto nell’ottica di un supereroe, perché loro effettivamente lo sono. Perché? - continua convinto - Loro combattono qualcosa che è più grande, cercano di ottenere e vivere la normalità».

Se gli si chiede quanto ha influito la quarantena nazionale sulla lenta decantazione della sua intuizione iniziale, non ha dubbi «mi ha fatto valorizzare questa idea, mai così tanto prima di oggi c’è stato bisogno di ricorrere agli eroi, medici, infermieri e molti altri ma tutto questo non ha fatto altro che straniare l’opinione pubblica e deresponsabilizzare il singolo perché in genere chi fa il proprio lavoro o dovere, non riceve il giusto riconoscimento. La mia idea è che eroi siamo tutti, nonostante le difficoltà, bisogna essere consapevoli che ciascuno lo è e lo è stato a modo suo, magari nel reinventarsi di fronte alla mancanza di lavoro». 

Stan Lee scriveva di Spiderman “questo è un ragazzo qualunque e sotto quella maschera ci può essere chiunque”, questo tipo di eroe è il riferimento centrale di Requiem, un uomo che assume le sue responsabilità e le fronteggia al meglio.

E proprio in fatto di responsabilità Macadamia sostiene «reputo una grande fortuna poter lavorare in questo momento, considerando che il comparto artistico è stato dimenticato nell’emergenza ma con la Residenza, nonostante l’impossibilità di raggiungere la Sabina a causa del Covid-19, tutto ha assunto un altro significato. Lavorare da Milano non è stato semplice tra scrittura, prova leggìo e i reportages giornalieri da inviare, ma avere maggior tempo ha permesso di costruire una drammaturgia ricca di elementi sonori e visivi ancora in elaborazione, grazie all’illustratrice Sofia Cambiaggio e l’ingegnere audio Egli Dansa, che porterò in scena a Rieti a Settembre».

In conclusione “Requiem for a hero” permette di comprendere o ricordare meglio quanto dovremmo tornare a guardarci tutti come fossimo parte di una stessa comunità, soprattutto alla luce degli squilibri conseguenti il lockdown. «La società - sostiene Manuel - è un ingranaggio, tutto funziona se anche i piccoli elementi sono in armonia, in questo senso l’arte non è secondaria. Tutte le parti si compenetrano e si completano. Cavarsela da soli non ha mai funzionato e non funzionerà, ci sarà chi ce la fa ma sempre di più saranno quelli costretti ad accettare compromessi».

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