Più vie intitolate alle donne della storia con il progetto promosso in Consiglio dal Pd di Fara Sabina

La locandina
di Raffaella Di Claudio
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Venerdì 29 Ottobre 2021, 11:50

RIETI - Negli esempi ci si cammina, dicono. Ma il percorso verso l’uguaglianza di genere rimane spesso incagliato sulle teorie, faticando a diventare quella pratica che, attraverso il progetto Strade di donne, il Partito democratico di Fara Sabina vuole contribuire a concretizzare. Cominciando a camminare più spesso in vie intitolate alle donne che hanno fatto parte della storia, locale, nazionale e internazionale.

“Aderendo alla campagna di @toponomasticafemminile – spiegano dal Pd farense -, abbiamo deciso di protocollare un ordine del giorno, da discutere al prossimo consiglio comunale, per chiedere di avviare un percorso, chiamato Strade di donne, che ha lo scopo di incrementare gradualmente negli anni a venire il numero delle vie, piazze, monumenti dedicati a donne”.

E l’idea è partire proprio da Fara Sabina. “Leonilde Bonanni e Luisa Turchetti, le uniche due donne uccise nell'eccidio di Canneto – spiegano -, sono i due nomi che abbiamo proposto come punto di inizio di questa campagna, perché il loro ricordo sia per sempre legato al territorio e alla nostra memoria. In Italia la media di strade intitolate a donne va dal 3 al 6% (in prevalenza madonne e sante), mentre quella delle strade dedicate agli uomini si aggira sul 40%. A Fara in Sabina le statistiche subiscono un brusco calo: le vie dedicate a donne sono soltanto il 2% del totale, per le sante, madonne e beate il tasso sale al 5%. Se è vero che la città è lo specchio della storia, la mancanza di nomi di donne nella toponomastica dimostra fino a che punto si sia spinta l'esclusione delle donne dalla storia e dalla sua narrazione ufficiale”.

Da qui la volontà di portare la discussione del tema all’attenzione della prossima assise consiliare. “Siamo convinti – concludono i dem - che sanare il disequilibrio di genere significhi agire su tutti i piani. Intervenire sulla toponomastica non è una questione puramente formale: è la richiesta concreta di costruire una memoria collettiva”.

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