Rieti, Leonetta Marcotulli e quel
1958 quando toccò il cielo
con un dito: «Mi importava più
degli alianti che della neve». Foto

Sabato 10 Agosto 2019 di Giacomo Cavoli
Leonetta Marcotulli

RIETI - Un breve cenno alla sua storia è riportato anche dalle “Fly Pink”, le donne del volovelismo italiano riunitesi sotto un’unica insegna per cementificare il senso d'unione femminile del volo a vela nazionale.
 

 

Perché dentro al primato avventuroso della sua vita, Leonetta Marcotulli annovera anche l’essere stata la prima donna, alla fine degli anni Cinquanta, a volare a bordo di un aliante all’aeroporto Ciuffelli di Rieti, sopra uno quegli apparecchi di legno e tela che fino a quel momento, e in particolare durante l’ultima guerra di neanche quindici anni prima, erano stati esclusivo appannaggio maschile. Un’esperienza lunga quasi un anno, nata per puro caso e che Leonetta non riuscì a ripetere mai più, per mancanza d’occasioni. Poi, sessant’anni dopo, qualcuno ha scavato nella memoria delle novanta primavere di Leonetta e l’ha invitata a tornare a Rieti, per omaggiare la figura chi ha contribuito ad aggiungere un altro tassello di storia al volo a vela reatino.

IL COLPO DI FULMINE AL CIUFFELLI

Nata a Roma nel 1929 - in una villa che Eduardo De Filippo volle comprare ad ogni costo perché “sconclusionata assai” – Leonetta Marcotulli giunse a Rieti alla fine degli anni Cinquanta, intorno al 1958, poco meno che trentenne, per trascorrere una settimana di vacanza sciando al Terminillo. Poi un giorno, alzando lo sguardo, vide degli alianti volteggiare e decise di voler provare anche lei a fare un volo. Andò a finire che a Rieti ci rimase per quasi un anno, scendendo ogni volta dal Terminillo - dove restò ad alloggiare – per raggiungere direttamente il Ciuffelli e salire a bordo di uno dei pochi alianti disponibili all’epoca insieme al suo istruttore Renato Vitelli che, prima di rivelarsi volovelista, durante la prima settimana di permanenza di Leonetta la guidò lungo le piste da sci in qualità di maestro.

Volò per un anno intero, Leonetta, spesso in coppia con Vitelli primo pilota e qualche volta persino da sola: poi, nel vortice della sua vita, tornò a Caracas, in Venezuela, dove era andata a vivere insieme ai suoi tre figli, dopo il matrimonio con il marchese Renzo Durand de la Penne. Non che lo sport fosse una pratica lontana, per lei: fu proprio in Venezuela, intorno alla metà degli anni '50, che il Futurismo che aveva influenzato la sua infanzia e i suoi studi cominciò ad emergere prepotente: seguendo le orme del fratello Maurizio, alla guida di una Giulietta Sprint Leonetta si cimentò infatti, fra gli altri, nel massacrante Rally "Carrera Ruta" che concluse al primo posto della categoria femminile.

UNA GENEALOGIA DI CARATTERE

Di esempi di vita vissuta a morsi, Leonetta, nella genealogia della sua famiglia, ne ha avuti così tanti da perderne il conto: con lei ancora bambina, la famiglia si trasferì in Libia dove lo zio materno Florestano Di Fausto, antifascista ma amico di Italo Balbo, stava progettando villaggi, alberghi ed il grande arco dei Fileni nel mezzo del deserto dove, narra la leggenda, s'incontrarono i due fratelli partiti di corsa, uno da Tripoli ed uno da Bengasi, per definire il confine.

Il suo zio paterno, Luigi Durand de la Penne, prese invece parte a numerose missioni nel Mar Mediterraneo con la flottiglia X Mas e, scelto come capogruppo dei maiali - i siluri montati da uomini - fu il principale artefice  dell'affondamento della  nave inglese Valiant nella rada di Alessandria d'Egitto, nel 1941

Tornata dal Venezuela, la Marcotulli si trasferì a Trastevere, in un contesto simile all’odierno “co-housing” e con la piccola particolarità di essere composto esclusivamente da artisti del calibro di Mario Schifano, Tano Festa, Emilio Leofreddi e Massimiliano Fuksas. Le sue opere di scultura sono state esposte in tutta Italia, negli Stati Uniti alla Carib Art Gallery di New York, in Venezuela, Argentina e in Francia dove lo scorso anno, ad 89 anni, al 48° Salon International Arts 19 ha ricevuto il premio del pubblico e della critica alla sua carriera.

IL RICONOSCIMENTO DELL’AERO CLUB RIETI

Dopo quell’anno trascorso tra l’aeroporto e il Terminillo, però, Leonetta non fece più ritorno al Ciuffelli. Sessantuno anni di assenza fino a ieri quando, con una cerimonia svolta durante il briefing mattutino della Coppa Internazionale del Mediterraneo, il presidente l’Aero Club Rieti, Enrico Bagnoli – dopo il via libera ottenuto dall’Aero Club d’Italia - ha conferito a Leonetta - accompagnata a Rieti dalle figlie Alessandra e Marina - il titolo di socia onoraria del club reatino per festeggiarla come prima donna, nella storia del Ciuffelli, salita a bordo di un aliante.
   
Ad invitarla a Rieti è stato il metereologo della Coppa, Ezio Sarti, legato al paese laziale di Rocca Canterano, dove Leonetta vive ormai da anni la sua vita da artista e da cittadina onoraria. «All’inizio, quando arrivai qui, volai con il motore, ma non mi emozionò per nulla – ha ricordato Leonetta – Poi salii sull’aliante e mi sembrò di toccare il cielo con un dito. Alla fine volavo quasi sempre, perché mi importava più degli alianti che della neve. Di quegli anni mi sono rimaste soprattutto le persone, perché mi sentivo come in famiglia. Era un ambiente molto semplice e genuino». E Rieti, di riflesso, non ha dimenticato Leonetta.

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