CORONAVIRUS

Rieti, coronavirus, Emanuele Cianetti
parrucchiere-calciatore: «Che
brutto momento, ancora un mese
senza lavoro, per fortuna la famiglia»

Lunedì 27 Aprile 2020 di Andrea Giannini
Emanuele Cianetti con la famiglia

RIETI - Il lockdown "stretto" sta per terminare ma la luce del ritorno alla quotidianità è ancora molto lontana. Non tutte le attività potranno riaprire il 4 maggio. Fra queste quella dei parrucchieri che ieri sera hanno subito una vera e propria doccia fredda, un po' come i baristi, i ristoratori e gli estetisti, nel momento in cui il presidente del Consiglio ha enunciato tempi delle riaperture di quegli esercizi commerciali: per loro si ripartirà il 1° giugno. Lo sa bene Emanuele Cianetti, 32 anni e calciatore della Bf Sport, che insieme a suo padre gestisce una storica attività di parrucchiere. Tanti i dubbi e le problematiche all'orizzonte.

Cianetti, la ripartenza è stata posticipata ancora...
«Ci hanno messo nei guai, hanno stravolto tutto. Siamo fermi, obbligati a smettere di esercitare la nostra attività. Non possiamo andare in giro nelle case. Ed è giusto, ma non tutti lo fanno... Se bisogna stare fermi, questo deve essere per chiunque eserciti questa attività. Dal punto di vista economico abbiamo subito una grande perdita. Per noi questo era un periodo chiave tra Pasqua, comunioni, matrimoni, l’estate... Che botta!».

Come gestirà il suo lavoro?
«Abbiamo molti collaboratori e dobbiamo vedere se possiamo lavorare tutti insieme. Noi le distanze per gestire l'attività in sicurezza le avremmo, il negozio è ampio e abbiamo anche una parte dedicata alle donne. Non sappiamo se bisognerà lavorare per appuntamento, come probabile, o il ticket all’entrata. Ne stiamo pensando tante rapportandoci con la Confartigianato. Per noi, lavorare per appuntamento è molto pesante, abituati a “macinare” non sarà la stessa cosa. Il nostro è un lavoro particolare. Sicuramente entreremo in crisi. Inoltre tutti i miei collaboratori hanno famiglia».

Dunque oltre un mese alla riapertura, sempre sprerando la curva dei contagi resti sotto controllo, si è dotato di tutte le precauzioni necessarie?
«Abbiamo preso già le mascherine e tutte le altre precauzioni per lavorare nel miglior modo possibile e in sicurezza. Tutto a spese nostre. Inoltre le tasse continuano ad arrivare, mi spiace ripetermi ma abbiamo una grande perdita. Sicuramente saremo aperti anche di lunedì».

Come trascorre le giornate in casa?
«A casa passo il tempo con i miei figli: Alessandro di nove anni e Angelica di quattro, li aiuto a fare i compiti o giochiamo insieme, ci troviamo da fare durante le giornate ma è dura. A volte capita di cucinare, poi ci alleniamo, sempre tramite videochiamata, con alcuni dei ragazzi della squadra: Mattia, Gianmarco, Mario, il prof ci dà una grande mano, è presente anche lui quando ci alleniamo. Però sto soffrendo molto, mi manca correre e stare in contatto con gli amici. Abitando in un appartamento non posso fare molto».

Lei ha compiuto gli anni il 14 aprile, ha festeggiato in casa?
«Festeggiare è un termine forte in questo momento... È stato un compleanno molto diverso. A me è sempre piaciuto festeggiare con gli amici e le rispettive compagne, tra pranzi e cene abbiamo sempre fatto qualcosa. Quest’anno è stato completamente un’altra cosa, bello lo stesso, ma la mancanza dei cari e degli amici si sente».

Le manca il calcio?
«Tantissimo. Abbiamo un grande gruppo, ci troviamo bene tutti insieme. Mancano l’atmosfera durante la settimana e la domenica. Durante gli allenamenti o in partita noi più grandi ci “arrabbiavamo” e potevamo magari pensare di non farcela più. Ma ora ci manca veramente tutto l'universo calcio».

Quale sarà il futuro dei campionati dilettantistici secondo lei?
«Oramai credo si fermerà tutto, soprattutto per ciò che riguarda noi dilettanti. Non ha senso continuare e spero che prenderanno le giuste decisioni. Mancano nove partite, 27 punti in totale, non sarebbe giusto far retrocedere chi ancora ha le possibilità di salvarsi. Tutti hanno investito tanto e nei prossimi anni ci saranno grandi problemi per formare le società dilettantistiche. Le persone non hanno i soldi per farlo, gli sponsor che sono per lo più aziende sono state ferme, non investiranno nel mondo del calcio a questi livelli. Vorrei sbagliarmi, ma la vedo proprio nera...».

Ultimo aggiornamento: 12:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA