CORONAVIRUS

Rieti, coronavirus, il lockdown manda
ko il "Gudini". Lodovici: «Danni
economici ingenti e dipendenti
in cig. Riprendere sarà dura»

Giovedì 23 Aprile 2020 di Marco Ferroni

RIETI - «In due mesi persi almeno 40mila euro di fatturato e costretto a mettere 6 dipendenti in cassa integrazione». Sono questi gli effetti, non di poco conto, che il lockdown decretato dallo Stato lo scorso 8 marzo per cercare di frenare il contagio da coronavirus, prodotti in una struttura sportiva come il centro sportivo "Gudini", punto di riferimento di tante società sportive di diverse discipline: calcio, futsal, atletica, ginnastica pattinaggio. E l'imprenditore reatino Luca Lodovici, che ne detiene la gestione da quando - tre anni fa - decise di tentare la strada de primo project financing cittadino, non sa davvero da dove cominciare per descrivere la situazione.

Luca, la situazione comincia a farsi insostenibile e sappiamo tutti che le attività sportive rischiano di essere tra le ultime a riaprire i battenti: come stai vivendo questa fase?
«Purtroppo sarà così ed la conta dei danni, alla resa dei conti, saranno ben oltre quelli attuali. Mi rendo perfettamente conto del fatto che la situazione è seria e che c'è solo da capire di giorno in giorno cosa accadrà, ma dover mettere un'azienda intera in cassa integrazione, che peraltro ancora non è stata erogata, oltre a constatare la desertificazione di un'area dove fino a due mesi fa c'era gente dalla mattina fino a notte fonda, mi ferisce».

Proviamo a fare uno sforzo e pensare a quando tutto questo sarà finito: come si ripartirà?
«Difficile dirlo, perchè molto se non tutto, dipenderà dalle regole che verranno dettate per strutture come quella che gestisco. La superficie di gioco, per esempio: c'è una circolare ministeriale datata 2006 che ci obbliga ad effettuare la sanificazione ogni tot di tempo, perché sul sintetico liquidi organici come sudore, saliva ed escoriazioni da strofinio possono resistere per molte ore. Alla riapertura, da quello che trapela, questa operazione andrà fatta ogni giorno: 7mila metri quadrati di superficie per non meno di 200 euro di prodotto al giorno, diventerebbe una spesa insostenibile per un'azienda che da due mesi non incassa un centesimo».

Hai idea di come si potrebbe ovviare a questo extra-costo?
«Debbo proprio rispondere? Ok. Si, ci sarebbe: aumentare le tariffe orarie, pur rendendomi conto che potrebbe diventare controproducente. Ma vedrai che non sarà quello l'unico ostacolo...».

Te ne vengono in mente altri?
«Assolutamente sì. Penso agli allenamenti pomeridiano della scuola calcio: i due spogliatoi sono dotati di 6 docce ciascuna e per ogni turno ci sono non meno di quaranta ragazzini in quei locali. Con le nuove disposizioni relative al distanziamento sociale, credo che in ogni spogliatoio non possa entrare più di 10 atleti e viene da sé che il disagio aumenterà automaticamente, pur essendo pronto a mettere in atto il regolamento».

A proposito di scuola calcio: sappiamo che col Football Rieti FD 18 c'è un accordo pluriennale in essere. Come si gestirà questa cosa, non sapendo ancora se e quando si riprenderà?
«Col presidente Andrea Zamporlini c'è un rapporto di stima reciproca che va al di là di questi aspetti ed una soluzione la troveremo senz'altro. La preoccupazione vera è che tutto ciò che prima dell'8 marzo aveva una connotazione ben definita, dal momento che si ripartirà andrà rivista e valutata con attenzione».

Il condizionale è d'obbligo in questo caso, ma forse il primo sport che potrà tornare a movimentare i pomeriggi del "Gudini" potrebbe essere il padel...
«Senza il forse, credo di sì anche perché si gioca a coppie ma il distanziamento tra i partecipanti viene naturale, però in tutta questa struttura il padel non è di certo il motore trainante dell'attività, ma un plus importante che consente ai fruitori dell'area di avere un'alternativa al calcio, al futsal e ad altri sport al coperto come la ginnastica ritmica e il pattinaggio».

Per non parlare degli Europei Under 18 di atletica leggera che quest'estate avrebbero movimentato ulteriormente la zona...
«Lasciamo stare che è meglio. Questa emergenza sanitaria non ci voleva proprio, specialmente in una città depressa già di suo come Rieti. La speranza è che le istituzioni locali, regionali e nazionali valutino tutto cercando di dare un sostegno forte e significativo anche a strutture tipo la mia: penso alle palestre, alle piscine e a tutte quelle attività ludico-ricreative che oggi non sanno davvero da dove riprendere».

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